La Repubblica Centrafricana o Centrafrica (Ködörösêse tî Bêafrîka) è uno Stato dell'Africa Centrale. In passato fu una colonia francese con il nome di Ubangi-Shari, prese il suo nome attuale all'atto dell'indipendenza, nel 1960. La capitale è Bangui. La repubblica confina a nord con il Ciad, ad est con il Sudan, a sud con la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica del Congo ed ad ovest con il Camerun.

 

TERRITORIO
La Repubblica Centrafricana è occupata perlopiù da altipiani che, con un’elevazione compresa tra 600 e 800 m, fungono da spartiacque tra il bacino del fiume Congo e quello del lago Ciad. Nella sezione nordorientale del paese si innalzano i massicci dei monti Bongo (1.400 m circa) e Gaouraa. Le acque del paese confluiscono a nord nel sistema fluviale del Chari (tramite alcuni suoi affluenti) e, a sud, nell’Ubangi che, dopo aver segnato gran parte del confine con la Repubblica democratica del Congo, confluisce nel fiume Congo. La vegetazione è costituita soprattutto da savana, che a nord lascia il posto a una prateria priva di alberi e a sud-ovest a una fitta foresta pluviale.

CLIMA
Il clima è tropicale, caldo e umido, con una temperatura media di circa 26 °C. All’inizio della stagione delle piogge (da maggio a novembre) si verificano spesso tornado e inondazioni; la media annua delle precipitazioni varia dai 1.800 mm della valle dell’Ubangi ai 760 mm delle zone semiaride orientali e nordorientali. Verso nord, tra Febbraio e Maggio, la colonnina di mercurio può raggiungere anche i 40° C con un'umidità insopportabile.

PROBLEMI E TUTELA DELL'AMBIENTE


Parco naturale di Manovo-Gounda Sanit-Floris

Il 36,5% (2005) della superficie della Repubblica Centrafricana è ricoperto da boschi anche se la deforestazione costituisce un grave problema ambientale cui il paese deve far fronte. L’15,7% (2007) circa del territorio è oggi protetto sotto forma di parchi e riserve naturali; i più estesi sono i parchi nazionali Bamingui-Bangoran, André Félix e il Manovo-Gounda Saint-Floris, World Heritage Site dal 1988. Nonostante gli sforzi del governo per organizzare e pattugliare le riserve, il problema del bracconaggio non è ancora stato debellato. Un altro serio problema è rappresentato dalla mancanza di acque sicure, l’acqua delle reti idriche, infatti, non è potabile. Il governo ha ratificato numerosi accordi internazionali sulle specie in via di estinzione (il paese è considerato uno degli ultimi grandi rifugi dell’elefante africano), sull’eliminazione dei test nucleari e sulla protezione dell’ozonosfera.

POPOLAZIONE
La popolazione della Repubblica Centrafricana è di 4.434.873 abitanti (2008), concentrati principalmente nelle regioni occidentali; la densità media della popolazione è di 7,1 abitanti per km². I gruppi etnici principali sono i banda (29%), i baja (25%), gli ngbandi (11%), gli asande (10%) e i sara (7%). Il 56% della popolazione (2005) vive in piccoli villaggi dove pratica un’agricoltura di sussistenza; negli ultimi anni il tasso di urbanizzazione ha superato il 40%. La speranza di vita è di 44 anni (2008).

LINGUA E RELIGIONI
La lingua ufficiale è il francese, ma nel paese sono parlati molti idiomi africani, tra i quali il sango, usato come lingua franca in quasi tutto lo stato. Il 57% della popolazione professa culti tradizionali animisti, mentre i musulmani sono l’8%; il rimanente è di religione cristiana (diviso in un 20% di cattolici e un 15% di protestanti).


Lezione di scuola nella Repubblica Centrafricana.
ISTRUZIONE
L’istruzione è obbligatoria dai sei ai quattordici anni di età, ma il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta si attesta ancora al 53,9% (2005). L’unica università del paese è l’Università di Bangui. Solo il 51% dei bambini e il 37% delle bambine segue le scuole elementari

PROFILO ECONOMICO

Con un prodotto interno lordo di 1.494 milioni di dollari USA (2006), corrispondenti a un PIL pro capite di 350,20 dollari USA, l’economia centrafricana è una delle meno sviluppate del continente. Lo sfruttamento delle risorse minerarie e forestali è fortemente ostacolato dalle precarie condizioni della rete dei trasporti e dalla grande distanza dal più vicino accesso al mare. La produzione agricola è equamente divisa tra colture commerciali d’esportazione e colture di sussistenza. Le più importanti fonti di reddito sono diamanti, caffè, tabacco, cotone e legname, destinati al mercato dell’esportazione.
La Repubblica Centrafricana è sostanzialmente dipendente dagli aiuti internazionali. L’economia risente anche dell’estrema instabilità politica del paese – da anni sconvolto da rivolte, scontri etnici e politici, colpi di stato – e della fragilità delle imprese che operano sul territorio.


Tipica capanna dell'ubangi
 Nel 2002 una buona parte della produzione di cotone (che figura tra le principali voci delle esportazioni) è andata persa a causa del fallimento di una delle più importanti imprese del settore. Negli ultimi anni numerose rivolte sono scoppiate per i ritardi accumulati dalle imprese private e dallo stato nei pagamenti degli stipendi. Particolarmente critica è la situazione degli impiegati pubblici, molti dei quali non percepiscono il salario da più di due anni.
Dal settore agricolo dipendono circa i due terzi della popolazione centrafricana, ma solo il 3,2% (2003) della superficie complessiva del paese è adibito a coltivazioni. Per il fabbisogno interno si producono, in piccoli appezzamenti, manioca (10% del territorio coltivato), igname, arachidi, mais, patate dolci, miglio e sorgo.
Tra i prodotti agricoli destinati all’esportazione, fino a pochi anni fa il caffè forniva i maggiori introiti: coltivato fino agli anni Sessanta del Novecento in piantagioni di proprietà europea, è ora prodotto in piccole fattorie locali. Anche le esportazioni di cotone e di tabacco – la cui coltivazione, insieme a quella di riso e sesamo, viene incentivata dal governo – hanno subito un forte calo. Le numerose foreste (36,5% del territorio nel 2005) forniscono legname pregiato come mogano ed ebano, ma il loro sfruttamento, benché in progressiva crescita, è ancora al di sotto delle effettive possibilità. Nel 2006 il settore primario contribuiva per il 55,8% alla formazione del PIL, impiegando l’80% della popolazione attiva.
L’attività manifatturiera è assai limitata e si basa soprattutto sulla produzione di olio di semi (di cotone, sesamo e arachidi), di tessuti, articoli in pelle, sigarette, farina, mattoni e vernici. Il comparto industriale fornisce il 15,5% del PIL, e impiega il 4% della forza lavoro. La più importante risorsa mineraria è rappresentata dai diamanti, ma sono presenti anche giacimenti di uranio, ferro, oro, calce, zinco, rame e stagno. I minerali costituiscono il 36,1% (2003) delle esportazioni del paese. L’energia elettrica è fornita prevalentemente (80,2%) da centrali idroelettriche; il rimanente da centrali termiche.
Nel 2003 il valore totale delle esportazioni fu di 65,7 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 99,6 milioni di $ USA. I principali partner commerciali sono la Francia (di gran lunga il più importante) e alcune nazioni confinanti o relativamente vicine, come Camerun, Repubblica del Congo, Gabon, con le quali il paese ha sottoscritto l’Unione doganale ed economica dell’Africa centrale (UDEAC). La Repubblica Centrafricana appartiene alla Zona del franco e l’unità monetaria è il franco CFA, emesso dalla banca centrale degli stati membri della CFA (Comunità finanziaria africana), con sede a Yaoundé (Camerun).
Il paese è privo di ferrovie, mentre la rete stradale si estende per 23.810 km, di cui solo il 3% (1998) è asfaltato. I sistemi fluviali del Chari e del Logone, che attraversano la parte occidentale dello stato, sono importanti arterie di comunicazione, così come il fiume Ubangi, tramite il quale le merci di esportazione giungono al fiume Congo e raggiungono Brazzaville (Repubblica del Congo), per arrivare, mediante ferrovia, al porto di Pointe Noire. Bangui è sede di un aeroporto internazionale e del più importante porto fluviale del paese.

STORIA
La regione occupata dalla Repubblica Centrafricana è stata abitata fin da tempi antichissimi: vari ritrovamenti testimoniano l'esistenza di antiche civiltà anteriori alla nascita dell'Impero Egizio. Nella zona, si sono sovrapposti, nei secoli, vari regni e imperi, incluso l'Impero di Kanem-Bornu, il Regno di Ouaddai, il Regno di Baguirmi, e gruppi stanziatisi nella regione attorno al Lago Ciad e lungo l'Alto Nilo. Più tardi, vari sultanati rivendicarono la regione dell'attuale Repubblica Centrafricana, utilizzando l'intera regione del Oubangui come una grande riserva di schiavi, dalla quale il gli schiavi erano trasportati e venduti nel Nord Africa attraverso il Sahara, soprattutto al mercato del Cairo. La migrazione di popolazioni nel diciottesimo e diciannovesimo secolo, portò nuove etnie nell'area, inclusi gli Zande, Banda, e Baya-Mandjia.


L'emergenza di cibo e acqua in Repubblica Centrafricana

Nel 1875 il sultano del Sudan Rabih az-Zubayr, governò l'Alto-Oubangui, che includeva l'attuale Repubblica Centrafricana. Gli Europei, Francesi, e Belgi, arrivarono nell'area nel 1885. I Francesi consolidarono le loro rivendicazioni "legali" nell'area mediante una convenzione del 1887 con lo Stato Libero del Congo, il quale garantì alla Francia il possesso della rive destra del Fiume Oubangui. Due anni più tardi, i Francesi stabilirono un avamposto a Bangui, e nel Oubangui-Chari divenne un territorio Francese. I Francesi consolidarono controllo dell'area solo nel 1903, dopo aver sconfitto le forze di Rabih nella battaglia di Kousséri, e stabilito un'amministrazione coloniale in tutto il territorio. Nel 1906, il territorio del Oubangui-Chari fu unificato con la colonia del Ciad; nel 1910 divenne uno dei quattro territori della Federazione dell'Africa Equatoriale Francese (A.E.F). Ben presto il governo francese, iniziò lo sfruttamento sistematico del territorio cedendone, praticamente, la gestione a compagnie private, in cambio di una notevole percentuale sui profitti. Per questo, i successivi trent'anni furono segnati da rivolte su piccola scala contro il dominio delle compagnie e lo sviluppo di un'economia basata sulle piantagioni di cotone e le miniere di diamanti, dove la popolazione veniva spesso obbligata a lavorare senza alcun tipo di garanzia e retribuzione. I momenti di ribellione, furono, tuttavia, sempre repressi nel sangue e non ebbero praticamente effetti.
Nell'Agosto del 1940, il territorio rispose, con il resto della A.E.F., alla chiamata del Generale Charles de Gaulle a combattere per la Francia Libera. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, con l'istituzione dell'Unione Francese nel 1946 si ebbe la prima di una serie di riforme che portarono finalmente alla completa indipendenza di tutti i territori Francesi nell'Africa occidentale e equatoriale. Nel 1946, tutti gli abitanti della A.E.F. si videro garantita la cittadinanza Francese e il permesso di istituire assemblee locali. La nascita dell'assemblea nella Repubblica Centrafricana fu fortemente voluta da Barthélemy Boganda, un prete Cattolico leader del Mouvement d'Evolution Sociale de l'Afrique Noire (praticamente il primo partito politico del paese), che fu conosciuto anche per le sue dichiarazioni sincere nelle assemblee francesi nel bisogno di un'emancipazione per l'Africa. Nel 1956 la legislazione Francese eliminò alcune diseguaglianze e provvide alla creazione di alcuni organi per l'auto governo in ogni territorio dell'A.E.F..
Il referendum costituzionale Francese del Settembre 1956 portò all'approvazione della nuova Costituzione, che entrò in vigore nel 1958, portando la dissoluzione l'A.E.F. e la nascita della Comunità Francese. L'1 dicembre del 1958 l'Assemblea dichiarò, infatti, la nascita della Repubblica Centrafricana all'interno della Comunità e con Boganda come capo del governo. Il governo di Boganda durò fino alla sua morte avvenuta in un misterioso incidente aereo nel Marzo 1959. Suo cugino, David Dacko, lo rimpiazzò e condusse la Repubblica Centrafricana alla completa indipendenza con la dichiarazione del 13 agosto . Dopo un violento scontro di potere col rivale Abel Goumba, risoltosi con l'arresto di quest'ultimo, David Dacko impose un regime monopartitico nel 1962 e governò il Paese fino al 1965, con mano pesante e mettendone in ginocchio l'economia.
Il 31 dicembre 1965, il regime di Dacko venne rovesciato da un colpo di stato condotto dal colonnello Jean-Bédel Bokassa, che sospese subito la costituzione e sciolse il parlamento. Il nuovo uomo forte non portò miglioramenti alla situazione del paese, anzi si produsse in una politica fortemente repressiva e autocelebrativa che lo portarono ad autodichiararsi presidente a vita nel 1972 e imperatore del risorto Impero Centrafricano nel 1976 col nome di Bokassa I. Aiutato economicamente dalla Francia che mirava a mantenere saldi i suoi interessi economici nella regione (le riserve di caccia grossa ai confini col Sudan e le miniere di Uranio a Bakouma), Bokassa portò il paese sull'orlo del disastro economico, a causa dello sperpero di denaro, speso in progetti in gran parte miranti ad aumentare il proprio prestigio personale. Solo per l'incoronazione ad imperatore avvenuta il 4 dicembre 1976, e snobbata da quasi tutto il mondo, Bokassa spese quasi 20 milioni di dollari. La fine di Bokassa arrivò nel 1979, quando i francesi, approfittando di un suo viaggio in Libia, restaurarono la presidenza Dacko, con un altro colpo di stato. A sua volta, Dacko venne esautorato da un ennesimo colpo di stato dal Generale André Kolingba il 1 settembre del 1981. Kolingba sospese tutte le garanzie costituzionali e diede vita ad una giunta militare che governò il paese col pugno di ferro fino al 1985.
Nel 1986 Kolingba introdusse una nuova costituzione, approvata con un referendum plebiscitario nello stesso anno, fondò un nuovo partito (Rassemblement Démocratique Centrafricain - RDC) di cui divenne leader e indisse elezioni parlamentari nel 1987 e municipali nel 1988. Tuttavia, la credibilità di queste elezioni venne minata dall'esclusione dei due maggiori partiti di opposizione (guidati da Abel Goumba e da Ange-Félix Patassé), ai quali venne vietata la partecipazione alle consultazioni elettorali.
Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1990, un forte movimento democratico prese vita, portando alla richiesta di convocazione di una Conferenza Nazionale, fatta da 253 eminenti personalità del paese firmatari di una lettera aperta nel Maggio del 1990. La richiesta venne rifiutata da Kolingba che fece, anzi, imprigionare parecchi dissidenti. Pressioni internazionali dagli USA, cautamente, dalla Francia e da un gruppo di rappresentanti di paesi e compagnie operanti localmente denominata GIBAFOR (composta da Francia, USA, Germania, Giappone, UE, Banca Mondiale e ONU), spinsero finalmente Kolingba ad accettare, nel principio, la convocazione di nuove libere elezioni nell'ottobre 1992, sotto il controllo dell'Agenzia dell'ONU preposta allo scopo. Tuttavia, con la scusa di presunte irregolarità, Kolingba sospese il risultato delle elezioni e con questo pretesto riprese in mano il potere. Le pressioni del GIBAFOR, comunque, si fecero molto intense e lo portarono, infine ad accettare la nascita di un Consiglio Nazionale Politico Provvisorio della Repubblica (onseil National Politique Provisoire de la République - CNPPR) e di una Commissione Elettorale Mista che includeva rappresentanti di tutte le formazioni politiche. Le elezioni si tennero, infine, nel 1993, sempre sotto controllo della comunità internazionale, e vide Ange-Félix Patassé primeggiare nella prima tornata delle presidenziali davanti ad Abel Goumba, David Dacko e lo stesso Kolingba. Al secondo turno, Patassé vinse col 52,5% contro il 45,6% dello sfidante Goumba.


Barthélemy Boganda, prete cattolico

 La vittoria del partito di Patassé, il Movimento per la Liberazione del Popolo Centrafricano (Mouvement pour la Libération du Peuple Centrafricain - MLPC), non gli portò, tuttavia, la maggioranza assoluta e Patassé dovette cercare una coalizione per dar vita al governo. Patassé iniziò ben presto un'intensa opera di epurazione negli apparati statali centrafricani. Degradò ed espulse Kolingba dall'esercito, incriminò buona parte dei vecchi ministri, licenziò parecchi funzionari ministeriali di etnia Yakoma (fedele a Kolingba) e ancor più funzionari statali che ricoprivano incarichi importanti e lucrosi. Epurazioni colpirono pure la Guardia Presidenziale dove 200 militari vennero rispediti a casa o passati nelle file dell'esercito. Il partito di Kolingba, denunciò, per questo, la politica di Patassé come razzista nei confronti degli Yakoma.
La nuova Costituzione approvata il 28 dicembre 1994 e promulgata il 14 gennaio 1995, non servì a garantire le libertà politiche e civili. Tra il e il 1997, tre diverse rivolte popolari portarono alla luce la crescente diffidenza nei confronti del governo di Patassé, durante le quali il paese visse momenti di violenza e forti tensioni interetniche. Il 25 gennaio 1997, gli accordi di pace firmati a Bangui, portarono al dispiegamento di una forza di interposizione composta da forze militari di paesi africani, denominata Missione Interafricana di Sorveglianza degli Accordi di Bangui (Mission Interafricaine de Surveillance des Accords de Bangui - MISAB). Mediatore di tutta l'operazione fu l'ex Presidente del vicino Mali, Amadou Touré, che permise l'ingresso di ex-rivoltosi dentro il governo. La missione MISAB venne poi rilevata da una missione di pace ONU denominata Missione ONU nella RCA (Mission des Nations Unies en en Republique Centrafricaine - MINURCA).
Le elezioni parlamentari del 1998, videro una forte espansione del partito dell'ex presidente Kolingba (RDC) che vinse 20 dei 109 seggi. Tuttavia, nel 1999, nonostante il forte malcontento delle popolazioni urbane avverse alla conduzione clientelare e corrotta del suo precedente governo, Patassé vinse ancora una volta le presidenziali, diventando presidente per un secondo mandato. Un infruttuoso colpo di stato venne tentato il 28 maggio 2001, quando ribelli occuparono le principali strutture strategiche della capitale. Il capo di stato maggiore Abel Abrou ed il Generale N'Djadder Bedaya furono assassinati, ma Patassé ebbe partita vinta sulle truppe ribelli, grazie all'aiuto di truppe guidate dal congolese Jean-Pierre Bemba e provenienti dalla vicina Repubblica Democratica del Congo e di truppe libiche.


Il generale François Bozizé
 Al termine dei combattimenti, le truppe fedeli a Patassé si resero responsabili di una feroce campagna di vendetta che si risolse in una serie generalizzata di violenze contro la popolazione, con case bruciate, torture ed assassinii di vari oppositori. Il paese divenne, così, una sorta di terra di nessuno, in quanto l'esercito era ormai sgretolato e le truppe straniere come quelle ribelli, facevano il bello e il cattivo tempo, razziando e rapinando la popolazione civile. Patassé costrinse, poi, il generale François Bozizé a riparare in Ciad, in quanto sospettato di tramare un altro colpo di stato ai suoi danni. Il generale portò nel paese parecchie truppe fedeli e il 25 ottobre 2002, sferrò un attacco improvviso contro Patassé che, in quel momento, si trovava all'estero. Le truppe libiche e i mercenari di Bemba non riuscirono ad arginare l'attacco e Bozizé prese il controllo del paese nelle sue mani esautorando Patassé.
Bozizé sospese la costituzione e nominò un nuovo gabinetto di governo in cui figuravano parecchi membri dei partiti di opposizione. Abel Goumba, chiamato Mr. Clean per la sua aura di incorruttibilità, venne nominato vice-presidente, dando così un'immagine credibile al nuovo governo. Bozizé convocò, quindi, un Consiglio Nazionale di Transizione su una larga base rappresentativa che doveva portare alla scrittura di una nuova costituzione e annunciò che si sarebbe ritirato e candidato per regolari elezioni una volta approvata questa nuova costituzione. Una conferenza di riconciliazione si tenne dal 15 settembre al 27 ottobre 2003 e Bozizé vinse le elezioni del Maggio 2005, ritenute valide dalla comunità internazionale, battendo Patassé.
Nel 2006 Bozize ha dovuto affrontare un’attività ribelle che si è verificata nella zona nord-settentrionale del paese e molte persone sono scappate abbandonando le loro abitazioni per fuggire alla violenza.

La crisi del Darfur (in Sudan) sta facendo arrivare molte persone dai paesi confinanti e attualmente il paese è in una fase di grande instabilità.