Torna all'indice dei capitoliCAP. XXVII°

 

Difficoltà di carattere personale e storico per Renzo e Lucia

Struttura del capitolo: antitesi e parallelismi

L'ironia manzoniana

I personaggi di Donna Prassede e Don Ferrante

 

 

A) Difficoltà di carattere personale e storico per Renzo e Lucia

In questo capitolo si profila una situazione che, come giustamente afferma il Spegno,si può definire di stallo. Questa situazione, infatti, porterebbe alla conclusione della vicenda se non si presentassero nuovi ostacoli sia per Renzo che per Lucia: l’uno difatti è costretto a continuare a nascondersi sotto falso nome e a non riesce a comunicare per lettera con Agnese e Lucia,l’altra, invece, deve restare ospite presso donna Prassede, che la tormenta insistentemente. Alle difficoltà personali dei protagonisti si aggiungono vicende storiche di grande portata quali la carestia, l’invasione dei Lanzichenecchi e infine la peste.

 

B) Struttura del capitolo: antitesi e parallelismi

Interessante da analizzare è anche la struttura del capitolo; infatti la narrazione si svolge con processi di antitesi, cari al Manzoni, uniti a processi di parallelismo. Antitesi e parallelismi vengono qui utilizzati dal narratore per inserire i suoi personaggi in un preciso quadro storico e cioè quello secentesco.

Le antitesi che troviamo nel testo sono le seguenti:

-         l’argomento della guerra, che inizialmente ci viene presentata come storia di umane miserie e alla fine come storia che risponde a disegni di una superiore provvidenza divina;

-         il carteggio fra Renzo e Agnese che suscita un’ironia bonaria nei confronti del loro analfabetismo,e quello fra don Ferrante e la moglie che, pur potendosi permettere una cultura non la utilizzano per vivere ma per puro diletto;

-         la morale cattolica di donna Prassede, legata al conformismo più ottuso, e quella del cardinale che si rivela eroe cattolico;

-         il tramutare il pensiero in azione tipico del Cardinale e dell’Innominato e il limitarsi al solo pensiero, di don Ferrante

-         la casa del sarto, ambiente accogliente e rassicurante, e la casa di don Ferrante, luogo freddo e distaccato dalla personalità di Lucia

Invece i parallelismi riscontrabili sono:

-         il numero dei libri del sarto, di Don Ferrante e della biblioteca Ambrosiana che sono rispettivamente 3, 300 e 30000;

-         la morale del segretario del Cardinale e quella di Donna Prassede che presentano numerosi punti in comune.

 

C) L’ironia manzoniana

Il Manzoni inizia il capitolo facendo ironia come se non credesse alla storia, ma lo conclude proponendosi di narrare il vero, dimostrando di credere nella storia su cui aveva precedentemente fatto ironia. Troviamo dunque in questo un nuovo spunto per riflettere sulla serietà dell’ironia manzoniana Sono state date due differenti interpretazioni dell’ironia manzoniana: quella della prima metà del Novecento, che vi vede il riso dell’artista, e quella del secondo dopoguerra, che vi legge una precisa polemica etica, religiosa e politica.

 

D) I personaggi di Donna Prassede e Don Ferrante

Donna Prassede suscita il riso del Manzoni in quanto portatrice di colpe di intelletto e non di coscienza;d’altronde il Manzoni la vuole condannare per i comportamenti che assume nei riguardi di Lucia, violandone ripetutamente l’intimità e la volontà.

Contrariamente al personaggio di Donna Prassede, Don Ferrante, secondo il Donadoni, non è figura da satira bensì sarebbe uno dei personaggi più rispettabili del romanzo se non fosse per la sua erudizione. Il Manzoni crea questo personaggio con amore pur rendendolo portatore delle caratteristiche di quel mondo che egli disprezza; don Ferrante gode di una libertà solo esteriore nel rapporto con la moglie, è portatore di una logica formale e, per i modi della sua cultura, si rivela i sostanza un conformista. Proprio per questo, come afferma il Momigliano, non ne viene data una descrizione fisica ma puramente mimica (come si era verificato per Azzecca-garbugli). Il Manzoni però non si limita ad attaccare la cultura vuota del seicento ma afferma che la cultura abbia valore solo se applicata alla vita e alle sue leggi morali.

 

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