Nella prima metà del XX secolo l'economia cilena si basava fondamentalmente sull'estrazione del rame; l'industria, favorita dall'intervento dello stato, era però già attiva, soprattutto nel settore tessile e navale. Il periodo di massimo sviluppo dell'industria cilena si svolse sotto il controllo di multinazionali e gruppi finanziari stranieri, ridimensionato durante la breve parentesi del governo di Salvador Allende. Sotto la dittatura di Augusto Pinochet il Cile diventò un

terreno di sperimentazione per le teorie neoliberiste dei cosiddetti "Chicago boys"; il radicale mutamento portò a un imponente sviluppo nel corso degli anni Settanta, ridimensionatosi tuttavia in seguito, ma anche a una sempre maggiore concentrazione delle risorse. Grazie al contenuto costo della manodopera, negli ultimi due decenni il paese ha attirato molti capitali stranieri e ha visto un ulteriore sviluppo dell'industria manifatturiera, i cui prodotti sono in gran parte destinati all'esportazione.

Oggi l'economia cilena è una delle più forti dell'America latina e il paese resta uno dei leader nel settore estrattivo. Nel 2002 il prodotto interno lordo ammontava a 64.153 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 4.120 dollari. Il tasso di disoccupazione del paese, pari al 7,8% (2002), è uno dei più bassi dell’America meridionale.

AGRICOLTURA E ALLEVAMENTO

A causa delle caratteristiche del territorio, in gran parte montagnoso e arido, solo il 3,1% della superficie del paese

Barbabietola da zucchero

 è coltivata; tuttavia, i moderni metodi di coltivazione negli ultimi decenni hanno permesso di accrescere enormemente la produttività. L’agricoltura è concentrata nella Valle Central, mentre l’allevamento è diffuso soprattutto nel Sud del paese, che

Esemplare di alpaca

registra anche la maggior concentrazione di foreste. Il settore agricolo cileno è stato a lungo ignorato. Ostacolata per

 decenni dai latifondisti e dai settori politici conservatori, una riforma agraria rivolta a ridurre la dipendenza alimentare del paese venne avviata solo negli anni Sessanta e

portata a compimento agli inizi degli anni Settanta dal governo socialista di Allende. A tutt'oggi il settore impegna una parte esigua di manodopera e concorre per l’8,8% circa alla composizione del PIL.

Di discreto rilievo sono le colture di cereali (mais, orzo e avena), patate, barbabietole da zucchero, riso e pomodori. Di notevole importanza la frutticoltura che include uva, meloni, mele, pesche, albicocche, prugne e ciliege. La viticoltura è un settore particolarmente attivo. Per 88quanto concerne l'allevamento si segnalano in particolar modo quello dei bovini, degli ovinie dei caratteristici alpaca, prevalenti soprattutto nella Terra del Fuoco e nelle regioni centrali; dalle pecore si ricava la pregiata lana merinos.

 

RISORSE FORESTALI E PESCA

Le foreste (perlopiù di conifere) coprono il 20,8% del territorio del paese e offrono ingenti quantità di legname, impiegato soprattutto per la produzione di carta e di materiale da costruzione. Il Cile possiede inoltre una delle più rilevanti industrie ittiche del Sud America: il pescato annuo, soprattutto di sardine, acciughe, aragoste e astici, si attesta intorno ai 4,4 milioni di tonnellate (2001).

RISORSE ENERGETICHE E MINERARIE

Il Cile possiede ricchissimi giacimenti di rame, del quale è uno dei maggiori produttori mondiali (4,6 milioni di tonnellate nel 2002). Il rame fornisce inoltre il 40,7% del valore delle esportazioni. Nella Terra del Fuoco e nello stretto di Magellano si trovano giacimenti di petrolio e di gas naturale. Nel paese sono inoltre presenti giacimenti di ferro, nitrato, zolfo, carbone, oltre ad argento, oro, manganese e molibdeno. Il 51,5% della produzione elettrica del paese è di origine idrica.

INDUSTRIA

L'industria concorre nella misura del 34,3% alla composizione del PIL e occupa il 24% della forza lavoro; l'attività è fondata sostanzialmente sulla lavorazione e la trasformazione delle risorse minerarie, agricole e forestali. All'imponente settore dell'industria pesante – che produce consistenti quantità di acciaio, ghisa, rame grezzo e raffinato – si affiancano le manifatture tessili, calzaturiere e conciarie, nonché quelle cartarie, alimentari, chimiche e farmaceutiche. La maggior parte delle strutture industriali si concentra nelle immediate vicinanze di Santiago, Valparaíso e Concepción.

COMMERCIO E FINANZA

Oltre ai metalli (soprattutto rame) e ai minerali, il paese esporta frutta e ortaggi, carni e pesce, carta e prodotti chimici. Le importazioni riguardano macchinari, mezzi di trasporto, materiale elettrico e derrate alimentari. Nel 2001 il paese ha esportato merci e servizi per un totale di 18.745 milioni di $ USA, a fronte di iimportazioni per 15.383 milioni di $ USA. I maggiori partner commerciali del Cile sono Stati Uniti, Unione Europea, Giappone, Argentina e Brasile. Il Cile è membro associato del Mercosur.

L'unità monetaria del Cile è il peso (introdotto nel 1975 in sostituzione dell'escudo) la cui emissione spetta alla Banca centrale del Cile (1925).

 

INDIETRO