NASCITA DELL'ACCADEMIA
L'Accademia di
Belle Arti venne fondata nel 1776.
L'imperatrice Maria Teresa d'Austria decise di affiancarle una galleria di gessi
ed una raccolta di incisioni e disegni.
Il nuovo stile neoclassico settecentesco, in opposizione all’ormai superato gusto barocco, si sta diffondendo in Europa, ma Milano a quest'epoca è ancora in pieno barocchetto.
Gli artisti che partecipano alla ristrutturazione del palazzo che l’arciduca Ferdinando vuole per sé a Milano, come lo scultore Giuseppe Franchi, il pittore Giuliano Traballesi, il decoratore Giocondo Albertolli sono il nucleo fondatore della nuova Accademia e dell’idea di creare a Milano una scuola capace di diffondere il nuovo stile.
Lo scioglimento della Compagnia di Gesù (1773) e la chiusura del Collegio offre l'occasione per la fondazione della nuova scuola.
Nel 1779 fu eletto l'abate
Carlo Bianconi come segretario dell'Accademia.
Acquistò vari disegni, in buona parte del '600 bolognese, anche se disponeva di
pochi mezzi.
.
Carlo
Bianconi, approfittando anche del caos provocato dalle soppressioni giuseppine,
acquista moltissimi disegni artistici e architettonici. Alla sua morte lascerà
agli eredi più di 20.000 pezzi tra disegni e incisioni, la gran parte dei quali
andrà dispersa in collezioni private. Si salvano per la città solo i 400 disegni
della cosiddetta "Raccolta Bianconi" conservati alla Biblioteca Trivulziana.
Dal 1791 il Parini sarà nominato Sovrintendente del Palazzo di Brera, un titolo onorifico dovuto alla fama del poeta.
Al rientro a Milano di Napoleone dopo il breve periodo austro-russo, nel giugno del 1800, la situazione è molto cambiata. Anzitutto il gusto neoclassico, come si accennava all'inizio, è ormai orientato verso l'antica Grecia con la tendenza ad un progressivo aumento dell'enfasi retorica fino al culmine rappresentato dallo Stile Impero.
La sicura fede napoleonica,
l'amicizia di Canova, il carattere intraprendente del giovane convincono le
autorità a nominarlo nuovo segretario dell'Accademia al posto del Bianconi,
ormai anziano e considerato di tendenze antifrancesi. Giuseppe Bossi accetta il
posto e divide il proprio stipendio con l'ex segretario per i pochi mesi nei
quali questo è ancora in vita (il Bianconi muore il 15 agosto 1802).
Durante il soggiorno a Parigi il Bossi acquista per sé il Cristo morto del Mantegna (nella foto), che i suoi eredi lasceranno alla Pinacoteca nel 1824. Tornato da Parigi può quindi creare la Biblioteca dell'Accademia (i rapporti con la Biblioteca Nazionale non sono mai stati buoni!) e iniziare la lunga guerra per la salvaguardia del patrimonio artistico che, con alterne vicende, viene ancora oggi combattuta dalla Soprintendenza di Brera. Una delle prima battaglie del Bossi è quella per l'acquisto dello Sposalizio di Raffaello che si troverà in quegli anni (1804-6) sulla via del mercato antiquario. Un'altra battaglia (perduta) riguarda la demolizione dell'arco romano di Castelvecchio a Verona.
L'anno 1803 segna la seconda nascita dell'Accademia
. Le materie di insegnamento vengono aumentate: architettura, pittura, scultura, prospettiva, ornato, elementi di figura, incisione e anatomia.
Oltre all'insegnamento, gli statuti prevedevano per l'Accademia un'altra importante attività, mirante a sprovincializzare la scuola e a farla conoscere in tutta Europa: i Premi.
Il 1806 segna il culmine della carriera del Bossi all'Accademia, che pubblica in quest'anno le Notizie delle opere di disegno prima guida ragionata della futura Pinacoteca.
Come per altri
musei anche per la Pinacoteca cominciò a farsi avanti un problema: la mancanza
di spazio per esporre le opere d'arte. Così fu deciso, nel 1808 di sacrificare
l'antica chiesa di Santa Maria, suddivisa in due piani all'altezza delle navate
per realizzare i grandi "Saloni Napoleonici".
Giuseppe Bossi di dimette nel 1807 per essere sostituito dall'accomodante Zanoja.
Il grande successo dell'esposizione del maggio 1806 comporta subito una serie di conseguenze che daranno il via al primo nucleo della Pinacoteca :
Nel 1808 inizia il cosiddetto "Inventario napoleonico" e
Il 20 aprile 1810
venne inaugurata la Reale Pinacoteca Nazionale del Regno Italico.
Negli anni seguenti continuarono ad affluire varie opere d'arte, soprattutto
negli anni 1811 e 1812.
Nel 1813 arrivarono dal Museo imperiale di Parigi le opere di Rembrandt
Harmenszoon Van Rijn, Pieter Paul Rubens ed Antoon Van Dyck.
Il crollo del regime
Nonostante la presenza di maestri importanti come Pompeo Marchesi e Hayez per molti decenni dell'Ottocento l’Accademia tende a diventare sempre più un servizio scolastico e un freno alla creatività, fino all'aperta opposizione tra scuola e correnti artistiche nuove che si registrerà con la Scapigliatura e con le avanguardie del Novecento.
Con l'arrivo di Vittorio Emanuele II le cose sembrano cambiare. Viene deliberata la collocazione nel cortile della statua di Napoleone del Canova, un omaggio al "fondatore" (in quel momento era meglio non ricordare Maria Teresa) ed anche un omaggio indiretto a Napoleone III. Nel 1861 Giovanni Morelli inizia a compilare il primo Catalogo della Pinacoteca, cercando di mettere ordine tra le attribuzioni spesso strampalate dei dipinti. Nel 1867 viene finalmente aperto il Museo Patrio di Archeologia al piano terreno della chiesa e questo comporta l'apertura del portone centrale sulla piazzetta. Si comincia a pensare ad una nuova sistemazione giuridica della Pinacoteca che ne consenta l'accesso al pubblico.
Da allora l’Accademia ha visto ridursi di molto il suo spazio a favore della Biblioteca e della Pinacoteca. Oggi arranca sul versante artistico alla ricerca di una propria identità.