-27 settembre 1821. L'indipendenza messicana viene garantita dal Trattato di Córdoba.
Il 28 settembre 1821 s’insediò una Giunta Provvisoria di Governo per redigere l’Atto d’Indipendenza e decidere la forma di governo del paese.
La Spagna non riconobbe l’indipendenza del Messico e continuò ad occupare fino al 1825 il forte di San Juan de Ulúa a Veracruz. Benché i messicani fossero divisi nella scelta tra repubblica e monarchia, alla fine il Congresso dichiarò imperatore Iturbide, con il nome di Agustín I, ma l’impero durò appena 11 mesi, fino al marzo del 1823.
Gli artefici della caduta di Iturbide furono Guadalupe Victoria e il generale Antonio López de Santa Anna.

                 Iturbide

Iturbide rinunciò al trono e andò in Europa, quando tornò, un anno dopo, poiché il Congresso aveva posto il veto al suo rientro, fu fucilato. Il nuovo Congresso promulgò la Costituzione del 1824. Fu deciso che il Messico fosse una repubblica federale con il nome di Stati Uniti Messicani. La costituzione dichiarava che tutti i messicani erano uguali, che l’unica religione era quella cattolica e concedeva la libertà di stampa.
Furono indette le prime elezioni: Guadalupe Victoria fu eletto presidente. I primi paesi a riconoscere l’indipendenza del Messico furono: Cile, Colombia, Perù, Stati Uniti d’America e Inghilterra.
Il governo di Guadalupe Victoria conseguì la resa degli spagnoli che stavano a San Juan de Ulúa, rese effettiva l’abolizione della schiavitù e potenziò l’istruzione, ma dovette indebitarsi con l’estero per risollevare la precaria situazione economica. Quando assunse la presidenza Vicente Guerrero, gli spagnoli si stavano preparando a Cuba per riconquistare il paese. Corse voce che gli spagnoli residenti in Messico avrebbero appoggiato la riconquista e Guerrero li espulse. Gli effetti furono disastrosi perché gli esiliati portarono via le loro ricchezze. La spedizione, inviata dal governo spagnolo, che conquistò Tampico nel 1829, fu rapidamente sconfitta da Santa Anna. Guerrero, che in seguito fu accusato di tradimento e fucilato il 14 febbraio del 1831.
La prima riforma liberale

Valentin Gomez Farias

Il presidente Valentín Gómez Farías, fondatore del partito riformista e fautore della prima riforma liberale, promulgò leggi contro i privilegi del clero e dell’esercito, che erano sempre stati esentati, tra l’altro, dal pagare le imposte. Tali leggi provocarono una serie di rivolte militari dei conservatori, e nei successivi venticinque anni vi fu un caos totale nell’avvicendamento alla presidenza di ventuno personaggi in 43 occasioni.
Il clero e l’esercito volevano conservare i privilegi avuti nel vicereame e assieme ai grandi proprietari e i più ricchi commercianti formarono il partito conservatore dei centralisti.
 

Il generale Santa Anna

L’indipendenza del Texas
e la Guerra delle Paste

Fin dai tempi del Vicereame, alcuni nordamericani avevano ottenuto il permesso di insediarsi nel Texas, che faceva parte della Nuova Spagna. Dopo l’indipendenza continuarono ad arrivare coloni statunitensi e col tempo giunsero ad essere più numerosi dei messicani. Avevano un’altra cultura, parlavano inglese e non volevano essere soggetti alle leggi e alle imposte del Messico. Nel 1835 si dichiararono indipendenti.
Il generale Santa Anna marciò verso il nord per sottometterli, ma alla fine fu fatto prigioniero, venne a patti con i texani e riconobbe l’indipendenza del Texas.
Sorse un altro problema: la Francia pretese il risarcimento dei danni patiti da cittadini francesi durante le rivolte. Molte richieste erano decisamente esagerate; ad esempio, a Puebla, un pasticcere francese reclamava le paste perdute durante una sommossa. Per questo la chiamiamo la Guerra delle Paste.
Il Messico non fu in grado di pagare e i francesi nel 1838 bombardarono Veracruz. Si dovettero chiedere nuovi prestiti e pagare alla Francia somme ingiuste ed esagerate.
L’impero di Massimiliano
Nel 1858 fu eletto presidente il liberale Juàrez, La vittoria dei liberali fu difficile. I conservatori non si rassegnarono alla sconfitta e continuarono una guerra di guerriglia. I problemi economici erano enormi e Juárez si vide costretto a decretare che per due anni il Messico non avrebbe pagato i suoi debiti a Spagna, Francia e Inghilterra.
Le tre nazioni inviarono le loro flotte di guerra a occupare Veracruz per esigere il pagamento. Dopo aver discusso e trattato con Juárez, e dietro garanzia che il Messico avrebbe pagato non appena fosse stato possibile, gli inglesi e gli spagnoli si ritirarono e se ne andarono.

Ferrovia costruita durante la dittatura di Diaz

I francesi invece approfittarono dell’occasione per restare e avanzare verso la capitale con un esercito numeroso, al quale si sommarono le truppe dei conservatori.
Napoleone III voleva formare un grande impero che si estendesse anche in America e quei conservatori che avevano sempre voluto una monarchia per il Messico, vedevano in questo intervento l’opportunità di sconfiggere i liberali e sopprimere la repubblica.
Il 5 maggio 1862, il generale francese Conde de Lorencez attaccò la città di Puebla, ma il generale Ignacio Zaragoza resistette a tre assalti e sconfisse l’invasore.
Ciononostante continuarono ad arrivare truppe francesi e l’anno seguente un esercito di trentamila uomini attaccò di nuovo la città. I francesi entrarono a Puebla il 19 maggio, fra l’esultanza dei conservatori, e conquistarono Città del Messico in giugno, mentre Juárez, con il governo legittimo, si ritirava a San Luis Potosí.
I conservatori messicani ottennero che l’imperatore di Francia, Napoleone III, desideroso di formare un gran impero e di frenare la crescita degli Stati Uniti, si interessasse per imporre un principe europeo al governo del Messico.
Fu scelto l’arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo. I conservatori convinsero l’arciduca che sarebbe stato ben accolto ed egli accettò la corona. Arrivò in Messico nel 1864 con la moglie, la principessa belga Carlotta Amalia.

Massimiliano D' Asburgo

Era un uomo colto, di idee liberali e questo gli fece perdere le simpatie della Chiesa cattolica e qualche appoggio da parte dei conservatori; il suo governo sarebbe durato tre anni.
La maggioranza dei messicani difendeva la sovranità del paese e appoggiava Juárez che rappresentava il governo nazionale. Pressato dagli Stati Uniti d’America, Napoleone III ritirò dal Messico le sue truppe, lasciando senza appoggio Massimiliano.
Porfirio Díaz prese Puebla. Ramón Corona e Mariano Escobedo accerchiarono Massimiliano a Querétaro. L’imperatore si arrese e nel giugno del 1867 fu fucilato assieme ai suoi generali messicani, Tomás Mejía e Miguel Miramón.
Il 15 luglio 1867, la capitale in festa accolse il ritorno di Juárez vittorioso.
 

Il Governo di Diaz
Juárez occupò la presidenza dal 1858 fino alla sua morte, nel 1872.
Ad occupare la presidenza dal 1876 al 1910 fu il generale Porfirio Díaz, che  aveva contrastato Juàrez e che era un sostenitore del principio di “non rielezione”, ma che si rielesse egli stesso numerose volte
Il paese, stanco di disordini e guerre, era senza denaro ma nessuno era più disposto a prestargliene. Díaz si propose di imporre la pace ad ogni costo e riuscì a mantenere l’ordine mediante la forza pubblica per rendere possibile uno sviluppo economico.
Negli ultimi anni del governo del generale Diaz si viveva in un clima di repressione: venivano perseguitati i giornalisti che criticavano il regime e chiunque manifestasse opinioni non ufficiali.
Durante il lungo governo di Díaz furono realizzate molte grandi opere tra cui 20.000 chilometri di ferrovie, si sviluppò l’agricoltura, si riorganizzarono le finanze del governo, l’esazione delle imposte e poco a poco furono pagati i debiti.
Ma lo sviluppo favorì solo pochi: la disuguaglianza tra una minoranza molto ricca e la maggioranza molto povera si fece sempre più profonda. Si acuì la tendenza ad accumulare terreni da parte di pochi proprietari, in altre parole si formarono i grandi latifondi.
Gli indigeni persero molte terre e molti abitanti delle campagne dovettero farsi assumere come peones nelle haciendas, dove erano mal pagati e trattati, in certe regioni, praticamente da schiavi.
L’estensione dell’istruzione pubblica e l’accesso di sempre più studenti agli studi superiori diede il via alla formazione di una classe media di professionisti e impiegati pubblici. Si arricchì la vita culturale con nuovi giornali, riviste e con lo sviluppo dell’editoria. La vita culturale vide un fiorire di musicisti, scrittori, poeti e pittori che diedero vita ad un movimento rinnovatore in cerca di libertà, di nuove aperture di pensiero e di creazione artistica, che sarebbe stato interrotto dalla Rivoluzione, ma che si sarebbe poi realizzato alla fine della lotta.