Consigli, palleggi e tiri sotto gli occhi di un campione

Niccolò Mannion al Berchet

Martedì 17 marzo il liceo Berchet si è preparato ad accogliere un ospite speciale: Niccolò Mannion, un giocatore dell’Olimpia Milano. 

Mannion, 21 anni, è un playmaker: è il giocatore che organizza l’attacco, decide a chi passare la palla e crea le occasioni di tiro per i compagni. Cresciuto tra Italia e Stati Uniti, ha già collezionato importanti esperienze sia nel campionato italiano che nelle competizioni internazionali.

L’evento è parte del progetto Olimpia@School che coinvolge una classe dell’istituto, ma oltre ad interpellare gli studenti della 4F nell’organizzazione dell’evento, ha animato l’intera comunità scolastica.

Alle 14.15 le porte della scuola si sono aperte e il cestista è stato accolto da una folla di studenti emozionati e scrosci di applausi.  

Il calore non è mancato nell’accompagnare il giocatore nella palestra, adibita per l’occasione a sala stampa per una breve conferenza. Infatti, l’incontro tra i ragazzi e l’atleta è cominciato con delle domande sulla sua carriera ed esperienza nel mondo dello sport, a cui Niccolò ha risposto con spontaneità e mille sorrisi.

 

Niccolò ha raccontato come la sua passione per il basket sia nata da piccolo, anche grazie all’influenza del padre, che ha giocato quasi per vent’anni a livello professionistico. Fin dall’infanzia, il basket è stato una parte fondamentale della sua vita, e la passione per questo sport lo ha accompagnato in tutto il suo percorso di crescita.

Parlando del futuro, il giocatore ha spiegato di non avere certezze, ma di immaginarsi sempre vicino al mondo del basket, magari allenando giovani cestisti a livello scolastico o universitario. 

Ha anche sottolineato l’importanza di trovare momenti di tranquillità con la famiglia e di viaggiare per scoprire il mondo, dopo anni di impegni, sacrifici e trasferte.

Non sono mancati i temi dei sacrifici e della pressione, emersi con la domanda: «Qual è stato il sacrificio più grande nella tua vita da atleta?»; il giocatore ha spiegato: «Ho affrontato i maggiori sacrifici quando ero più piccolo: rinunciare alle feste con i miei amici e mantenere un certo rigore nel mio stile di vita». 

Per quanto riguarda la pressione in campo, ha spiegato che la si affronta prima di tutto durante l’allenamento: preparandosi con costanza, ci si sente pronti a gestire qualsiasi situazione durante le partite.

Infine, Nico ha condiviso un messaggio chiaro con i ragazzi: il successo richiede impegno costante, ma è fondamentale non mettere troppa pressione su se stessi e mantenere la fiducia nelle proprie capacità. 

Dopo la conferenza, l’incontro si è trasformato in un momento di gioco con gli studenti della classe e la squadra.

I ragazzi, divisi in squadre, dovevano segnare quanti più canestri possibile: un gioco semplice e intuitivo, capace di far emergere lo spirito competitivo di ognuno.

Niccolò giocava prima per una squadra e poi per un’altra, passando di volta in volta al team che indovinava più informazioni su di lui.

Alla fine, tra risate, sfide accese e tifo accanito, il gioco è riuscito a coinvolgere tutti.

Più dei canestri segnati, sono stati preziosi il divertimento condiviso e la voglia di mettersi in gioco. Quella semplice attività ha unito la classe con Niccolò, lasciando un ricordo positivo a ciascuno.

Dopo aver speso tante energie gli studenti hanno preparato per il giocatore e tutti i presenti un momento di condivisione: un buffet ricco di prelibatezze. Ognuno si è impegnato cucinando con amore e dedizione per l’importante evento e non vedeva l’ora di rilassarsi insieme agli altri.

Tavoli pieni di torte, muffin, pizze, tramezzini, focacce, patatine e molto altro venivano presi d’assalto dopo la lunga giornata.

Nonostante il poco tempo condiviso con lo sportivo, le attività svolte insieme e la fervida preparazione della scuola e dei suoi studenti per l’evento hanno lasciato in ognuno un ricordo prezioso e indimenticabile dell’incontro. La disponibilità, gentilezza e spontaneità mostrate da Nico Mannion nel rispondere alle domande, nel desiderio di conoscere i ragazzi, negli autografi e nelle pose per scattare fotografie, hanno scaldato il cuore anche ai meno appassionati del basket, che si sono trovati davanti non solo un atleta, ma anche un ragazzo brillante, cordiale e intraprendente.

di Elisa Belotti, Gaia Bussi, Giulia De Marchi |

Classe 4F del Liceo Berchet di Milano

 

Circolari, notizie, eventi correlati