INTRODUZIONE
L'opera di Longo Sofista si presenta come estremamente innovativa sotto molti aspetti nell'ambito del genere del romanzo greco, di cui rappresenta uno degli esempi più tardi. Argomento principale del racconto è infatti la progressiva scoperta dell'amore da parte di due pastori e questo fatto risulta piuttosto anomalo, dal momento che uno dei τόποι più ricorrenti negli altri romanzi era proprio quello dell'innamoramento a prima vista. Oltre a questo molti altri schemi ricorrenti vengono infranti dall'autore nel corso della narrazione: l'elemento avventuroso è quasi interamente sacrificato per lasciar spazio alla definizione dei caratteri psicologici dei protagonisti, l'esotismo è del tutto assente e le vicende si svolgono quasi interamente nei pascoli dell'isola di Lesbo. Altri τόποι vengono invece integralmente rispettati ,come il riconoscimento dei fanciulli da parte dei veri genitori grazie a piccoli oggetti ritrovati anni prima dai padri adottivi accanto ai neonati. Tuttavia l'innovazione del romanzo di Longo Sofista non risiede principalmente nell'evasione da schemi classici che caratterizzavano questo genere, quanto nel tema prevalente nell'opera, cioè un elogio nostalgico della vita agreste che traspare come vera protagonista dalle descrizioni che ricorrono frequentemente. In questo mondo pastorale il ciclo della natura regola ogni avvenimento e l'amore stesso dei due protagonisti è analizzato nello svolgersi delle stagioni e sembra seguirne il corso. In questo ambito compare l'altra grande peculiarità di Longo, quella di mostrare l'evolversi psicologico dei personaggi attraverso la conoscenza di Eros e questo aspetto era del tutto assente dai romanzi precedenti; a ciò poi si accompagna una certa malizia con cui viene trattato l'argomento erotico. La narrazione sembra tendere continuamente ad un'assoluta semplicità, ma l'opera di Longo, come appare evidente anche dall'attributo "sofista" che lo accompagna, risente decisamente dell'influenza della II sofistica. Questa semplicità è dunque solo apparente e frutto in realtà di una lunga e accurata elaborazione formale rivelata dalle frequenti assonanze e rime. Dafni e Cloe è quindi la costruzione di un raffinato letterato, ricca di elaborazione formale, ma povera di realismo e sono queste caratteristiche che lo allontanano dall'opera teocritea, nonostante il comune amore per il mondo agreste, ma lo renderanno amatissimo in seguito dai poeti arcadici.

INTRECCIO
I LIBRO Nell'isola di Lesbo due neonati, prima un maschio e due anni dopo una femmina, vengono abbandonati nella campagna di Mitilene. L'uno è allattato da una capra, l'altra da una pecora. Un pastore di nome Carione raccoglie il maschietto e vi trova accanto una mantellina di porpora fermata con una fibbia d'oro e un pugnale con l'elsa d'avorio; decide di adottarlo. Un altro pastore, Driante, che abita in una vicina fattoria raccoglie e adotta la bambina accanto alla quale rinviene una cuffietta ricamata in oro, un paio di sandali dorati, e cerchietti d'oro per le caviglie. I due trovatelli vengono chiamati Dafni e Cloe. Trascorsi tredici anni i genitori adottivi ritengono che i due fanciulli non debbano essere destinati alla vita pastorale per il loro rango elevato, ma, avvertiti da un sogno, sono spinti ad affidare loro il pascolo delle greggi. I due trascorrono insieme le giornate finché Cloe non comincia a provare i primi sentimenti d'amore per Dafni. Non conoscendo Eros, è spaventata dalle sensazioni che prova e crede che si tratti di una malattia. Quando poi il giovane Dorcone, innamoratosi di Cloe, propone una gara di bellezza tra sè e Dafni, il cui premio è un bacio della fanciulla, Cloe assegna la vittoria a Dafni il quale, dopo averla baciata, se ne innamora. Dorcone, deluso per la sconfitta, tenta di conquistare Cloe con la violenza, ma il tentativo fallisce e l'amore tra Dafni e Cloe sboccia. Durante l'estate trascorrono il tempo vivendo continuamente a contatto con la natura e divertendosi a narrarsi storie pastorali.(excursus: racconto della fanciulla trasformata in uccello). In autunno inoltrato, alcuni pirati di Tiro approdano a Lesbo per fare razzia di quanto capiti loro sotto mano: bestiame, grano, vino, e catturano anche Dafni. Vedendo un giovane così grande e bello, i pirati rinunciano a qualsiasi altro bottino e prendono il largo. Le grida di Dafni e la vista delle capre del fanciullo in grande agitazione, spingono Cloe a cercare aiuto presso Dorcone. Il giovane, steso a terra, massacrato dai colpi dei pirati, prega Cloe di salvare la vita a Dafni, e in cambio di un suo ultimo bacio, le dona il flauto magico suonando il quale Cloe spinge le mucche a dirigersi in massa verso le navi dei pirati. A causa dell'impetuoso ingresso in mare del bestiame, alcuni pirati cadono in acqua e per la pesante armatura annegano; Dafni invece raggiunge la riva trascinato dalle sue mucche. I fanciulli, una volta ricongiuntisi, rendono gli onori funebri a Dorcone. Intanto il loro amore continua a crescere, alimentato anche dalla condivisione di momenti di intimità, come il bagno alla sorgente.

II LIBRO Trascorso il periodo della vendemmia i due pastorelli ricevono una visita di Filete che narra loro come Eros gli abbia rivelato di proteggere i due giovani. Dafni e Cloe, felici di essere finalmente giunti a conoscenza di quale fosse la causa dei loro sentimenti e ricevuti da Filete consigli su come soddisfare completamente i loro desideri amorosi, incorrono però in una sventura. Infatti dei giovani di Metimna approdati in quelle terre e essendo privi di gomena per legare l'imbarcazione, ne fabbricano una con dei vimini verdi. Tuttavia quando le capre di Dafni si cibano delle piante, i giovani si trovano privati dell'imbarcazione. Dunque si recano da Dafni per punirlo e lo percuotono, ma quando il consiglio del villaggio stabilisce che la responsabilità di tutto ciò non e` imputabile a Dafni, decidono di tornare in patria. Convincono il loro paese a portare guerra contro Mitilene e durante una delle scorrerie dei Metimnesi Cloe viene rapita. Le ninfe promettono a Dafni disperato che con l'aiuto di Pan per il giorno seguente Cloe sarà libera. Infatti il dio ordina in sogno al capitano dei Metimnesi di liberare Cloe e le sue greggi e il capitano obbedisce con gioia infinita di Dafni. Seguono i ringraziamenti alle ninfe e a Pan e festeggiamenti.(excursus:creazione da parte di Pan della Zampogna) I due pastorelli felici di essersi ritrovati e ancora più ardenti d'amore si scambiano reciproci giuramenti di fedeltà.

III LIBRO L'incursione dei Metimnesi con dieci navi nella terra di Mitilene spinge i Mitilenesi a dichiarare guerra per l'affronto subito, ma ben presto gli abitanti di Metimna so pentono della propria azione violenta e ristabiliscono un rapporto di pace.Intanto sopraggiunge l'inverno e i due fanciulli,non potendo vedersi, ciascuno rinchiuso nella propria casa, soffrono di nostalgia. Dafni tuttavia escogita un piano per vedere Cloe: fingendo di andare a caccia di uccelli presso l'abitazione di Cloe, ne incontra il padre Driante il quale lo invita a fermarsi per cena e fino al giorno successivo. Dafni ripercorre così quella strada molte volte durante l'inverno. Una volta giunta la primavera per i due giovani comincia una stagione vivace, piena di amore e di passione. Ben presto però Dafni si accorge che baci e carezze non gli bastano più, ma desidera avere con Cloe un rapporto più intimo come quello che osserva negli animali del bosco. Ma dimostratosi inesperto, è disperato e infelice. Dafni ha un vicino di casa che tiene con sè come concubina una donna molto raffinata, Licenio. Essa, avendo intuito il problema, insegna a Dafni le pratiche d'amore, mettendolo in guardia sui problemi che avrebbe sicuramente incontrato, in particolare sul fatto che Cloe avrebbe sofferto essendo ancora vergine. Spaventato da questi avvertimenti, Dafni decide di continuare a godere con Cloe dei soli piaceri ad entrambi noti. I due fanciulli trascorrono insieme le giornate, scoprendo sempre nuovi misteri della natura; un giorno Cloe viene a conoscenza del fenomeno dell'eco, sentendo riecheggiare la voce di alcuni marinai, e allora Dafni le narra la storia della ninfa Eco.(excursus:sulla ninfa Eco) Durante l'estate intorno a Cloe cominciano ad aggirarsi un gran numero di pretendenti, i quali chiedono la sua mano al padre Driante. I genitori, desiderando il meglio per la propria figlia, decidono di concederla in sposa al più ricco di questi giovani. Dafni, sapute queste notizie, consapevole della povera condizione economica del proprio padre Carione, è disperato. Ma un giorno a Dafni appaiono le ninfe della grotta e gli indicano il luogo dove avrebbe trovato una borsa contenente 3000 dracme; gli spiegano che tale ricchezza era stata scaraventata sulla riva per il naufragio di un vascello durante una tempesta. Dafni, recatosi sul posto, trova il denaro e, pieno di gioia, può chiedere a Driante la mano della figlia; questi gliela promette. Driante si reca dal padre di Dafni e insieme convengono che il matrimonio si sarebbe celebrato in autunno; Lamone infatti, essendo schiavo, avrebbe dovuto prima parlare con il proprio padre per disporre dei beni per il matrimonio. Dafni, felice per la decisione, corre da Cloe e, dopo averle comunicato la notizia, le dona la mela più bella dell'albero, la più ardua da cogliere, paragonandola a quella donata ad Afrodite.

IV LIBRO Sul finire dell'estate Lamone, venuto a sapere di una prossima visita del suo padrone Dionisofane, sistema il podere e il giardino per propiziarsi il suo favore, per ottenere il consenso per il matrimonio. Da quelle parti abitava anche un certo Lampi, un bovaro tracotante innamorato di Cloe; egli, per impedire che il padrone accordasse a Dafni di sposare Cloe, rovina il giardino di Lamone, così che all'arrivo di Astilio, figlio del padrone, e del suo parassita Gnatone tutti i fiori appaiono distrutti. Nonostante ciò il giovane figlio, supplicato da Lamone, promette di intercedere per lui presso il padre. Durante una battuta di caccia Gnatone, innamoratosi di Dafni, cerca di sedurlo. Avendolo egli rifiutato, Gnatone decide di chiederlo in dono al giovane Astilo. Giunge frattanto anche Dionisofane con la moglie Clarista, che visitano ammirati i loro possedimenti; intanto però Gnatone riesce ad ottenere da Ascilto Dafni come proprio servo. Lamone decide allora di rivelare a Dionisofane la vera identità di Dafni e si viene così a sapere tramite gli oggetti ritrovati accanto al bimbo che il giovane è figlio di Dionisofane e Clarista. Dionisofane narra di aver esposto l'ultimo nato perché aveva già tre figli belli e sani. Ma i due maggiori gli erano morti poco dopo, e gli era rimasto solo Astilio. Ora chiedono perdono a Dafni di averlo esposto e lo abbracciano teneramente. Si procede con i festeggiamenti mentre Cloe, sentendosi dimenticata da Dafni, si allontana da sola infelice per i pascoli e il bovaro Lampi, approfittando dell'occasione, la rapisce. Dafni, venutolo a sapere, si dispera, ma Gnatone riesce a salvare la fanciulla e a riportarla da Dafni che la abbraccia e perdona il parassita del suo precedente comportamento vergognoso. A questo punto Driante, padre adottivo di Cloe, decide anch'egli di svelare le vere origini della giovane e di mostrare i suoi segni di riconoscimento. Dionisofane approva allora il matrimonio tra i due giovani, e li porta con sè in città. Qui, su ordine delle ninfe apparsegli in sogno, organizza un grande banchetto nel quale Cloe viene riconosciuta dal suo vero padre, il nobile e ricco Megacle. Si decide allora di tornare in campagna per celebrare il tanto desiderato matrimonio, in seguito al quale Dafni e Cloe scelgono di vivere nel luogo dove erano cresciuti. La loro felice e semplice esistenza in campagna fu in seguito allietata dalla nascita di due figli.