Torna a indice IIIBSULLA RESPONSABILITA' POLITICA DELLA GERMANIA

 

Si afferma in Europa dopo la prima guerra mondiale e si impone nel periodo tra le due guerre la corrente filosofica dell'esistenzialismo. Karl Jaspers, autore de La questione della colpa. Sulla responsabilità politica della Germania, è uno dei maggiori rappresentanti di questa corrente, i cui caratteri sono presenti anche in questa sua opera. Jaspers nasce in Germania, precisamente ad Oldenburg nel 1883 e vive sino al 1969. Assiste quindi ad entrambe le guerre mondiali e ne subisce le conseguenze: nel 1937 in particolare viene esonerato dall'insegnamento in quanto riceve un'ingiunzione dal governo nazista che obbligava coloro che hanno una moglie ebrea a divorziare o ad abbandonare l'università. Jaspers aveva infatti sposato nel 1910 Gertrud Mayer, ragazza di origine ebrea. Ma al di là delle conseguenze materiali, Jaspers è profondamente segnato interiormente dalle due guerre, la sua coscienza e il suo senso della responsabilità chiedono a gran voce chiarezza e l'ammissione di una colpa che Jaspers sente come uomo e come tedesco e che chiama colpa metafisica.

Proprio per la spiegazione della colpa metafisica e la suddivisione delle colpe in generale comincia l'opera. Il libro è infatti una serie di lezioni che l'autore tenne nel semestre invernale 1945-46 all'università di Heidelberg, alla quale fu riammesso nel 1945. Nell'introduzione Jaspers, per spiegare la ragione per cui ha scelto di occuparsi della colpa in queste lezioni, dice di voler invitare gli ascoltatori a rompere il silenzio imposto dalla propaganda nazista e a confrontarsi tra loro, tra tedeschi, e a parlare senza la preoccupazione di essere ascoltati e denunciati. Egli vuole invitare il popolo tedesco intero ad ascoltare le opinioni degli altri per raggiungere una nuova identità. "Noi vogliamo imparare a discutere gli uni con gli altri, stare a sentire che cosa ne possa pensare un altro". "Dobbiamo ristabilire la disponibilità alla riflessione... non dobbiamo inebriarci con sentimenti di superbia, di disperazione, di ribellione, di ostinazione, di vendetta o di disprezzo"; "per dodici anni non è stata possibile alcuna discussione pubblica", "Eppure parliamo tutti la lingua tedesca...", "La Germania può ritrovare se stessa solo se noi tedeschi riusciamo a trovare il modo di rimetterci veramente in comunicazione gli uni con gli altri".

La ricerca, lo studio, l'analisi devono portare alla pace interiore, non si può vivere con la colpa di essere vivi: che noi siamo ancora vivi, questa è la nostra colpa. L'autore distingue quattro colpe principali: la colpa criminale, politica, morale e metafisica: le prime tre sono colpe note, le cui istanze sono: il tribunale, la volontà del vincitore, la propria coscienza e le cui conseguenze sono rispettivamente la punizione, la responsabilità, l'espiazione e la rigenerazione. La colpa metafisica è dovuta ad una "solidarietà la quale fa sì che ciascuno sia in un certo senso corresponsabile per tutte le ingiustizie e i torti che si verificano nel mondo, specialmente per quei delitti che hanno luogo in sua presenza o con la sua consapevolezza. ...Il fatto che uno è ancora in vita costituisce per lui una colpa incancellabile", "L'istanza è solamente DIO", "La colpa metafisica ha per conseguenza una trasformazione dell'autocoscienza umana dinanzi a DIO. L'orgoglio viene spezzato".

Naturalmente non esiste una colpa collettiva, né delittuosa, né morale, né metafisica. Solo il singolo può essere accusato. Il diritto di giudicare spetta al vincitore per la responsabilità politica e l'accusato deve sottostare alle sue decisioni, quindi tutti quelli che sono voluti restare in vita al momento della catastrofe, per il fatto stesso che oggi vivono, sono logicamente sottoposti a queste decisioni. Difendersi basandosi su distinzioni, dati di fatto, diritto naturale dell'uomo o delle genti, sull'accusa come arma, sulla ricusazione del giudice o su varie controaccuse non servirà a nulla. Jaspers ritiene siano vere tutte e tre le colpe che vengono imputate al popolo tedesco: la politica, la morale e la metafisica, ma la seconda e la terza non hanno valore giuridico. Ma quali sono i caratteri della colpa tedesca? I delitti compiuti durante la seconda guerra mondiale sono evidenti e la guerra è stata iniziata dalla Germania di Hitler. La guerra ha portato una vergogna che non potrebbe essere cancellata nemmeno se il tribunale giudicante fosse tedesco. Non si può accusare un solo uomo, visto che tutto il popolo gli ha ubbidito. Ognuno ha la colpa nella misura in cui è rimasto inattivo. Durante la guerra "molti erano indignati, molti furono presi da un terrore in cui c'era già il presentimento della futura sventura. ma furono in numero anche maggiore coloro che... continuarono nelle loro varie attività, nei loro svaghi e divertimenti, proprio come se niente fosse accaduto. Questa è colpa morale". Bisogna accettare la colpa collettiva ("la vera collettività è costituita dalla coappartenenza di tutti gli uomini di fronte a Dio"), come il sentire e il soffrire per le azioni di un qualcosa che ci comprende: lo Stato, la Germania. Il riconoscersi responsabili è l'inizio di un processo interiore che porta alla maturazione dell' "eterna essenza della nostra anima". Il popolo tedesco potrebbe discolparsi portando come scusa il fatto che "il terrore determinò il fenomeno sorprendente che il popolo tedesco divenne partecipe dei crimini dei capi", oppure il contesto storico potrebbe togliere peso alla responsabilità o ancora si potrebbero accusare i capi delle altre potenze europee. Per Jaspers il popolo tedesco è colpevole di aver iniziato la guerra, di aver tradito e sacrificato la propria essenza, di aver commesso le più riprovevoli atrocità, ma non si deve fare del popolo tedesco il popolo malvagio. Questa volta ha sbagliato la Germania, ma altri in futuro potrebbero sbagliare, i tedeschi non sono una razza peggiore delle altre. E ora la responsabilità è delle potenze vincitrici. Alla fine di tutta l'analisi, di tutto l'orrore, di ogni responsabilità resta il peso della colpa che va eliminato attraverso la purificazione. Essa deve avvenire senza arroganza, né autodegradazione, quando l'uomo l'avrà raggiunta avrà raggiunto anche la libertà. "Quando abbiamo acquisito la coscienza della colpa sopportiamo con calma le imputazioni, false e ingiuste, dato che sono svaniti l'orgoglio e l'arroganza".

L'opera termina con una citazione del libro di Geremia (45,4-5); Geremia dice al discepolo Baruch dopo la distruzione di Gerusalemme: "Così parla Jahweh: Invero quello che io ho costruito lo abbatto al suolo, e quello che io ho piantato, lo sradico, e tu chiedi per te alcunché di grandioso? Non lo chiedere". Jaspers stesso dice: "Che significa ciò? Significa che Dio c'è, questo basta. Se tutto svanisce Dio c'è, questo è l'unico punto fermo". In Dio, essere trascendente, si risolve tutto lo slancio esistenzialista di Jaspers. Da parte del popolo tedesco "umiltà e moderazione, questo è il nostro contributo".

Il 20 novembre 1945 la giustizia raggiunse i criminali di guerra, quando iniziò il processo a loro carico nel palazzo di giustizia di Norimberga. Un'offesa per l'orgoglio tedesco istituire un tale processo proprio nella città dove ogni anno Hitler organizzava imponenti manifestazioni di massa.

In una postfazione del 1962, Jaspers aggiunge alle sue lezioni ulteriori commenti col senno di poi. Egli dice di aver pubblicato quello scritto in un'atmosfera di sgomento, rabbia, apatia e che il suo scopo era l'autoriflessione di vinti e vincitori. Egli dice di condividere ancora le idee espresse in quelle lezioni del '45-'46, ma dice anche di essersi sbagliato su un punto decisivo: sul processo di Norimberga. "La creazione di un diritto mondiale e di una situazione mondiale, in cui, mediante la forza comune delle maggiori potenze, sarebbero stati puniti i delitti chiaramente definiti", sembrava qualcosa che avrebbe trasformato il mondo degli uomini. "Non si ripeterebbe mai più quello che abbiamo sofferto". "Del tribunale faceva parte la Russia bolscevica che... non era diversa dallo stato nazista per quel che riguarda la forma del dominio". "Partecipava un giudice che di fatto non riconosceva assolutamente quel diritto sul quale il tribunale doveva essere fondato... le azioni delle potenze occidentali non vennero fatte oggetto di indagine". Infine Jaspers conclude dicendo: "Quando io allora scrissi: - Norimberga, invece di diventare una benedizione, diventerebbe piuttosto un fattore di sventure; il mondo finirebbe col ritenere che il processo è stato solo apparente e coreografico. Ciò non deve accadere... non posso oggi sottrarmi dal giudizio secondo cui quello non fu un processo coreografico, ma piuttosto un processo irreprensibile nella sua forma giuridica e tuttavia fu un processo apparente... istituito dalle potenze vincitrici contro i vinti".

Quindi Jaspers critica il processo di Norimberga non perché non adempì al suo compito, ma perché non lo fece in modo esauriente, ma si limitò a giudicare quelli che comunque erano da tutti ritenuti i colpevoli. Ci fu, secondo Jaspers, una forma di ingiustizia in quella che forse è rimasta nella storia come la più grande manifestazione di giustizia.

Anna Atzeni

 

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