LA BASILICA DI AQUILEIA
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Alla fine del III sec. nella zona sud-orientale della città romana sorgeva un
quartiere commerciale con magazzini, mercati e abitazioni. Qui nel 313 il vescovo Teodoro
iniziò la costruzione della prima chiesa. Si tratta di un complesso formato da due aule
parallele mosaicate, collegate tra loro da una terza alla quale si affiancavano ambienti
minori tra i quali il battistero con vasca esagonale.
Dopo la metà del IV secolo, per volontà di uno dei vescovi successori, probabilmente
Fortunaziano, la struttura fu trasformata in una basilica di più grandi dimensioni che si
sovrappose all'aula settentrionale, che non resistette, tuttavia, all'invasione unna. I
resti della basilica post-teodoriana si possono visitare nella Cripta degli Scavi.
Nel secolo IX il patriarca Massenzio apportò alcuni fondamentali interventi alla
struttura: il transetto, che conferì alla basilica la pianta cruciforme, e la cripta
sottostante il presbiterio. Inoltre rimaneggiò la facciata costruendo il portico e
restaurò il battistero, collegandolo poi alla basilica mediante la Chiesa dei Pagani.
La basilica fu nuovamente modificata sotto il patriarcato di Poppone: a lui si devono la
sopraelevazione dei muri perimetrali, la ricostruzione del tetto e la copertura
dell'abside con affreschi e ornamenti classicheggianti di ispirazione romana.
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Nella metà del II secolo il patriarca Voldorico di Treffen abbellì la cripta massenziana
con un ciclo di affreschi considerato il più grande ciclo pittorico romanico-bizantino
della regione e uno dei più grandi dell'Italia settentrionale.
Dal Medioevo al secolo scorso la basilica ebbe altre aggiunte di minor rilevanza: vennero
situate la Cappella di San Pietro, la Cappella del Rosario, oltre al sarcofago trecentesco
di Filippo de Sanctis e il S. Sepolcro.
Un'attenzione particolare va dedicata al tesoro d'arte e di fede più prezioso
della basilica: il pavimento musivo risalente all'inizio del IV secolo che con la sua
estensione di circa 750 mq. è il più vasto ed antico pavimento dell'Occidente cristiano,
uno splendido esempio di arte costantiniana.
Il mosaico è composto idealmente da 10 tappeti separati da fasce con girali di tralci e
foglie d'acanto. Il tappeto più grande è quello orientale, che ricopriva il presbiterio.
Lo si potrebbe definire un catechismo per immagini poichè ogni figura illustra, con
pertinenza, vivacità, fantasia e verità di fede, quelle verità che nel 313 finalmente
si poterono proclamare a tutti pubblicamente e liberamente, con gioia e senza più timori.