I CELTI

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CELTI: Popolazione diffusa nell’Europa centroccidentale nel corso del I millennio a.C., caratterizzata da una comune cultura che entrò progressivamente in contatto con il mondo greco-romano. Le fonti classiche usano il termine Celti (dal greco Kšltoi o Kšltai, o Galati, o Galli, per designare una popolazione parlante una lingua indoeuropea.
I toponimi, i nomi di tribù, di persone e di divinità permettono di rintracciare la loro presenza in un’area compresa tra le isole britanniche, la Spagna e il basso Danubio.
Tutte le tribù avevano in comune l’organizzazione politica, il sacerdozio, le tradizioni religiose, la lingua e l’aspetto fisico.

 

PREISTORIA

La cultura dei Celti pare si sia formata già verso il III millennio a.C.
Anche se i Celti rappresentano il più importante nucleo di popolazione dell’Europa dell’età del Ferro, le loro origini certe risalgono alla coltura dei campi di urne della tarda età del Bronzo, diffusa nell’Europa centrale e orientale tra il 1300 e l’800 a.C. Questa cultura comprendeva genti diverse unite da comuni usanze funerarie.


Una tomba a inumazione della necropoli
di Les Vignettes V sec. a.C.

Verso il 1000 a.C. iniziò un vasto movimento migratorio a cui parteciparono anche i Celti, i quali discesero verso le regioni occidentali del continente europeo, occupando vasti territori dell’attuale Francia, della penisola iberica e, muovendosi poi verso nord, della Britannia e dell’Irlanda. Continuando le loro migrazioni, oltrepassarono le Alpi e giunsero nella parte occidentale della pianura padana, allora abitata dai Liguri.
Quella avvenuta in Italia non fu un’invasione massiccia, ma continue infiltrazioni di tribù diverse. Nell’ampia area lungo il corso del Po fino alla costa adriatica, regione alla quale i Romani avrebbero in seguito dato il nome di Gallia cisalpina, si stabilirono gli Insubri, i Cenòmani e i Sénoni. Verso est penetrarono nel territorio occupato dai Veneti e verso sud raggiunsero invece alcune zone sotto l’influenza etrusca. Continuarono le loro incursioni in direzione sud.
Gli archeologi dividono la preistoria celtica in fasi che prendono il nome da località austriache e svizzere dove sono stati reperiti molti oggetti: periodo di Hallstatt (VIII-VI secolo a.C.) e di La Tène (VI-II secolo a.C.).

HALLSTATT: Questa cultura prende il nome dal sito omonimo nell’Austria settentrionale.
La popolazione hallstattiana divenne ricca e potente grazie all’estrazione del salgemma, una comodità usata per la conservazione del cibo, quindi molto richiesta, estraendolo da miniere localizzate vicino alla moderna Hallstatt. Oltre a ciò gli hallstattiani furono abili nell’uso e nella lavorazione del ferro, con cui produssero armi che assicurarono loro il predominio su altri gruppi.
Nel 600 a.C. una colonia celtica sorse vicino a Massilia, l’attuale Marsiglia, fondata da coloni focesi, da dove partivano rotte commerciali per tutto il Mediterraneo. I Celti locali si arricchirono, e i loro oggetti e la loro tecnologia si diffusero in tutta Europa.
Il periodo tardo di Hallstatt (VI secolo a.C.) è anche detto "età dei principi" per le spettacolari sepolture e le imponenti fortificazioni, che appaiono attribuibili a un’improvvisa ricchezza delle aristocrazie celtiche, tale da giustificare sia lo sfarzo, sia la necessità di difesa.

LA TENE: Le popolazioni di La Tène, con i loro carri da guerra, sottomisero gli Etruschi, popolarono la penisola, parte della Grecia e dell’Asia Minore e si spinsero fino alla penisola iberica e alle isole britanniche. Le altre genti ne erano terrorizzate ma insieme piene di ammirazione per la loro tecnologia, il loro fervore religioso, la passione per la conoscenza e le loro magnifiche opere d’arte.
In particolar modo l’arte fiorì in questo periodo di circa 400 anni; probabilmente quest’arte derivò dall’incontro di tre tendenze: l’arte classica del bacino mediterraneo, lo stile geometrico originario dell’area di Hallstatt e, anche se in misura minore, alcuni tratti orientali, forse provenienti dall’Anatolia persiana.
Tra il IV e il III secolo a.C. il mondo celtico attraversò un periodo di instabilità, forse dovuto alla pressione dei popoli nordici, che provocarono una serie di migrazioni: i Celti penetrarono nel mondo greco-romano, invadendo l’Italia settentrionale, la Macedonia, la Tessaglia, e saccheggiando Roma (390) e Delfi (279), ma qui senza successo, pur rimanendo nei Balcani. Nel 225 il loro potere cominciò a vacillare in seguito alla sconfitta inflitta dai Romani a Talamone, e la loro supremazia in Europa cominciò a declinare, anche se occorsero altri 200 anni prima che Giulio Cesare sottomettesse la Gallia (58 a.C.) e un altro secolo ancora prima che la Britannia venisse annessa all’Impero Romano.
Ma la loro storia non termina con la conquista romana. I Celti infatti continuarono ad esistere in tutta Europa e, sebbene le loro favelle siano scomparse in molti luoghi, sono rimaste vive le loro idee, le loro superstizioni, le loro feste popolari, i nomi che hanno dato alle località. Inoltre, i Romani non riuscirono a conquistare l’Irlanda e la Scozia, e in queste regioni, come pure nel Galles e nell’isola di Man, la cultura celtica continuò a sussistere, e con essa l’arte, la religione e le lingue celtiche.

 STORIA

Con la fine dell’Impero Romano nelle regioni britanniche riemersero una serie di regni di chiara origine celtica. Si delineò una distribuzione delle popolazioni celtiche molto simile a quella attuale.
Il Cristianesimo si diffuse in Britannia, in Irlanda e in Scozia.


Croce di pietra di
Muiredach, Irlanda,
X sec. d.C.

In queste regioni la Chiesa svolse un ruolo fondamentale, incoraggiando lo sviluppo della produzione artistica. Anche la letteratura locale fu coltivata più che altrove, e gli eruditi celtici divennero famosi missionari e maestri attivi nell’Europa continentale.
Nel IX e nel X secolo le isole britanniche furono attaccate da popolazioni scandinave, che in parte si unirono alle popolazioni locali. I re gaelici degli Scoti assunsero il controllo dei territori dei Pitti, dominando poi la Scozia sudoccidentale e l’Inghilterra sudorientale, mentre si stabilizzò il confine anglo-gallese; la Cornovaglia perse l’indipendenza politica, mentre in Irlanda il dominio del re si estese a livello nazionale. Si erano così delineate le quattro nazioni moderne: tre celtiche e una germanica.
Con la conquista normanna della Inghilterra (1066), estesa successivamente al Galles e, con il XII secolo, all’ Irlanda e alla Scozia, le lingue e le culture celtiche scomparvero dalla cultura di corte, assumendo connotazioni popolari, secondo un processo che si verificò anche in Bretagna. Il clima sociale che si sviluppò diede la possibilità di emergere da elementi celtici, controllandoli tuttavia mediante atteggiamenti di intolleranza religiosa. I risultati di tale ambivalenza sono visibili nei contributi celtici alla cultura britannica, così come in certe manifestazioni nazionaliste, o nelle fiorenti comunità celtiche emigrate nell’ Europa continentale. 

LA SOCIETA'

L’unità della società celtica era la tribù, al cui interno erano diversi gruppi sociali: i nobili, le famiglie dominanti; i cavalieri; gli agricoltori; gli artigiani e coloro che svolgevano lavori manuali come gli schiavi. A una classe colta appartenevano i druidi, sacerdoti intermediari tra l’uomo e le divinità, di cui si parlerà nell’ambito della religione celtica. Nell’antichità le tribù erano comandate da un re (una tradizione conservata in Gran Bretagna fino alla conquista romana), mentre nelle regioni celtiche più aperte all’influenza del mondo classico vennero eletti magistrati.
La società celtica era di tipo rurale basata sulla agricoltura e sulla pastorizia. Nei centri più ricchi, dove la competizione per le risorse era forte, gli insediamenti erano dotati di fortificazioni, che comprendevano un’area in cima a una collina, o una zona elevata, circondata da fossati e da bastioni; l’interno era occupato da capanne e da aree adibite a lavori manuali. Il grano veniva conservato in pozzi scavati nel terreno, sigillati con l’argilla. Il maggior numero di centri fortificati si trova nell’Inghilterra sudoccidentale. Negli ultimi secoli prima di Cristo si svilupparono vere e proprie città fortificate, che Cesare chiamò oppida.


Vista della parte inferiore del paramento
esterno in pietra rinforzato
con pali verticali.
Oppidum di Creglingen-Finsterlohr.
II-I sec. a.C.

Queste erano formate da case, a volte molto grandi, a pianta circolare, con tetti assai alti coperti di paglia. Sul continente europeo c’erano anche case ovali e quadrate, mentre sempre circolari erano quelle della Britannia e dell’Irlanda, comunque munite di focolare centrale, con foro nel tetto per l’uscita del fumo Sebbene le loro dimore non fossero ricche secondo i metri di misura mediterranei, druidi, cavalieri e persone agiate vivevano bene.
Cucinavano il pane in forni o su graticole e scavavano buche nel terreno per arrostire animali interi. Bevevano latte, birra, idromele e vino quando riuscivano a procurarselo mediante importazioni. Il maiale era il cibo preferito. Ricorrevano a colori vegetali per tingere le stoffe e pitturarsi il corpo. I Celti erano biondi e possenti, e il loro aspetto spesso incuteva timore ai nemici.
Molto vanesii, si schiarivano i capelli con l’argilla e gli ornavano con gioielli d' oro.
I Galli preferivano i calzoni , gli Irlandesi le tuniche, ma tutti indossavano mantelli la cui lunghezza era indicativa del rango sociale.
Le attività preferite erano la caccia, l’allevamento del bestiame, la guerra, i banchetti, il gioco della dama e degli scacchi, l’ascolto dei poemi tramandati oralmente. Infatti i Celti avevano una lunga tradizione orale che i loro sapienti coltivavano, e le storie dei loro dei ed eroi sono il riflesso di un modo di vivere antico che doveva essere diffuso un tempo in tutta l’Europa.
Lavoravano ottimamente i metalli e impiegavano la loro perizia per realizzare armature e bardature dei cavalli.
Il commercio era una attività molto importante: acquistavano oggetti di lusso e vino in cambio di cani, cavalli, pelli, sale e schiavi.

RELIGIONE

Vincoli religiosi comuni univano i membri delle tribù; il re, che era investito di una funzione religiosa, partecipava attivamente ai riti. Divinità panceltiche convivevano con divinità locali, associate a singole tribù o a luoghi sacri. Alcune informazioni sulla mitologia celtica vengono fornite dal ritrovamento di oggetti rituali, come il calderone Gundestrup, un grande calderone d’argento con decorazioni a rilievo rinvenuto in una palude nello Jutland (Danimarca). Tracce di antichi miti celtici sono rintracciabili anche nelle letterature medievali dell’Irlanda e del Galles.
Le più importanti divinità celtiche erano: TUATHA DE DANNAN era la dea madre; NUADA era il re degli dei; DAGDA era il dio padre; BOBD era la dea del fuoco; BRIGID era la dea della poesia; ANGUS era il dio dell’amore; DONN era il signore dei morti; LIR e MANANNAN erano gli dei del mare; LUGH BRACCIOLUNGO era il dio guerriero;


Statua di una divinità guerriera in
lamina di bronzo lavorata a sbalzo,
con occhi incrostati di pasta vitrea.
Saint-Maur-en-Chaussée I sec. d.C.

DIANCECHT e MIACH erano gli dei della medicina; ARTAIOS era il messaggero degli dei; GOIBNIU era il fabbro degli dei; CREDNE era il dio metallurgo. I siti destinati al culto comprendevano recinzioni sacre, ma anche strutture più complesse, quali pozzi, forse collegati al culto della terra, in cui venivano gettate le vittime di sacrifici (uomini in caso di necessità o animali), spade e altre offerte votive. Anche una serie di elementi naturali aveva significato religioso: l’agrifoglio e il vischio, ad esempio, erano sacri, così come le querce e i boschi. Gli animali erano venerati come totem tribali; era inoltre praticata l’arte divinatoria, interpretando il volo degli uccelli o le viscere delle vittime sacrificali. Questo compito era affidato ai druidi.
I druidi erano sacerdoti degli antichi Celti , abitanti della Gallia e delle isole britanniche dal II secolo a.C. al II secolo d.C. Nelle zone della Gran Bretagna non invase dai Romani, il Druidismo sopravvisse finché fu soppiantato dal Cristianesimo qualche secolo dopo; era una religione fondata sulla fede nell’immortalità dell’anima che, al momento del trapasso, entrava nel corpo di un neonato, e sulla credenza che i druidi discendessero da un essere supremo.
Gli antichi resoconti affermano che ai druidi spettavano gli incarichi del sacerdozio, dell’educazione religiosa e dell’amministrazione giudiziaria e civile. I druidi infatti avevano il diritto di decidere in quasi tutte le controversie pubbliche e private, di emettere sentenze e di comminare punizioni per delitti di ogni genere e questioni di confine. Chi disubbidiva loro non poteva assistere ai sacrifici, durissima punizione, perché chi ne era colpito era un fuorilegge senza diritti. Il potere supremo era detenuto da un arcidruido all’autorità del quale erano sottoposti gli altri druidi; quando questi moriva, a succedergli era il più autorevole ma se la scelta si rivelava difficile la decisione veniva presa tirando a sorte oppure con un duello. Esistevano tre classi di druidi: profeti, bardi e sacerdoti propriamente detti, assistiti da profetesse o maghe dotate di minor potere e privilegio. I druidi praticavano particolarmente l’astrologia e la magia, e conoscevano i misteriosi poteri di animali e piante; veneravano il vischio e la quercia. Uno dei loro compiti consisteva nel convincere il popolo che l’anima era immortale e che dopo il decesso passava da un corpo all’altro, cosa che costituiva uno dei principali incentivi del valore militare. Un altro scrittore romano insiste sull’efficacia di tale insegnamento: certi Celti, sostiene, per disprezzo della morte andavano in battaglia indossando solo una cintura, e uscivano dallo schieramento dei carri per sfidare i guerrieri avversari.
Gli archeologi ritengono che i druidi usassero come altari e templi i blocchi di pietra conosciuti come dolmen (da dol=tavola min=pietra), trovati in regioni in cui il Druidismo era diffuso. Riferisce Cesare che i druidi mandavano a mente un’enorme quantità di versi e che alcuni di essi studiavano per vent’anni, ritenendo disdicevole l’uso della scrittura a fini di apprendimento, sebbene si servissero dell’alfabeto greco per quasi ogni necessità.
I druidi guidarono il loro popolo nella lotta contro i Romani, ma il potere fu indebolito dalla ribellione dei guerrieri Galli, invidiosi della loro autorità politica. La superiore potenza militare dei Romani e la conversione al cristianesimo di molti seguaci del Druidismo ne provocarono la scomparsa.

LE LINGUE

Le lingue celtiche sono una sottofamiglia della famiglia linguistica indoeuropea. Dal punto di vista storico e geografico, le lingue si dividono in un gruppo continentale (ora estinto) e un gruppo insulare. Le lingue insulari si suddividono in due gruppi: il britonico (o britannico), che comprende bretone, cornico e gallese; e il goidelico (o gaelico), che comprende irlandese, gaelico scozzese e mannese.
Dalle Gallie e dalla Germania Occidentale il dominio delle lingue celtiche si estendeva nella preistoria (fino al secolo VI a.C.) a parte della Spagna, delle isole britanniche, dell’Italia settentrionale, fino all’Asia minore attraverso i Balcani.
L’espansione romana da sud e la pressione dei popoli germanici da est ebbero come conseguenza la scomparsa totale del celtico continentale. Sopravvivono solo i gruppi britonico e goidelico, nelle isole britanniche, in Bretagna e in alcune comunità americane.
La caratteristica fonetica che distingue le lingue celtiche da quelle indoeuropee è la perdita del suono indoeuropeo originario p. Una parola che in greco, sanscrito e latino presenta una p iniziale o intermedia, nelle lingue celtiche ne risulta priva: ad esempio al latino porcus corrisponde il goidelico orc. La differenza fra il gruppo britonico e quello goidelico risiede nel fatto che il secondo gruppo conserva il suono labiovelare indoeuropeo kw (scritto poi come c), mentre il britonico lo rende come p. Perciò l’irlandese cuig o coo-ig, "cinque" corrisponde al gallese pump
Le regole di pronuncia in tutte le lingue celtiche sono estremamente complicate; la grafia generalmente non corrisponde alla pronuncia e le consonanti iniziali cambiano in base al suono della parola che precede. In irlandese, per esempio, "sangue" è fuil, ma "il nostro sangue" è ar bhfuil. In gallese tad , "un padre", diventa fy nhad per "mio padre", ei thad per "suo (di lei) padre", e i dad per "suo (di lui) padre".
Tutte le lingue celtiche moderne usano l’alfabeto latino. Possiedono solo due generi, maschile e femminile, all’inizio della frase mettono sempre il verbo, esprimono l’agente sempre per mezzo del passivo impersonale.


Lastra di pietra con iscrizione gallo-greca,
da Vaison-La Romaine. II-I sec. a.C.

BRETONE
La lingua bretone è attualmente parlata in Bretagna in vari dialetti; la maggioranza dei parlanti usa anche il francese. Sorta fra il IV e il VI secolo tra gli esuli in fuga dal Galles e dalla Cornovaglia, si distingue dal gallese e dal cornico della madrepatria per l’uso delle nasali e i prestiti del francese. Ebbe una particolare fioritura intorno alla metà del XVII secolo, quando furono pubblicate numerose grammatiche e una vasta letteratura di opere teatrali, leggende e ballate. Il bretone fu riconosciuto come materia scolastica negli anni Cinquanta di questo secolo. Negli anni Quaranta i parlanti furono stimati circa un milione, cifra che attualmente si è ridotta di circa la metà.

CORNICO
Il cornico, un tempo lingua della Cornovaglia, è estinto sin dalla fine del XVII secolo, nonostante recenti tentativi di riportarlo in vita. Ne sopravvivono tracce solo in alcuni nomi propri e alcune parole del dialetto inglese parlato in Cornovaglia.

GALLESE
Il gallese, chiamato cymraeg o cimirico (da Cymru, "Galles") dai suoi parlanti, è la lingua originaria del Galles ed è la più diffusa delle lingue celtiche. E’ parlato in Galles e in alcune comunità degli Stati Uniti e dell’Argentina.
Organizzazioni come la Società per la lingua Gallese hanno preservato la lingua dall’estinzione e si stanno battendo per farla riconoscere ufficialmente accanto all’inglese.
Come il bretone, il gallese ha perso molte desinenze di caso dei nomi; i verbi, invece, presentano una flessione particolarmente complicata. Il mutamento consonantico, o lenizione, cioè l’alternanza delle consonanti, gioca un ruolo notevole nel gallese come in tutte le lingue celtiche. La grafia è fonemica, cioè rappresenta in modo non ambiguo i singoli suoni della lingua. I parlanti gallesi dunque sanno quasi sempre pronunciare anche parole che non hanno mai visto prima.
Le parole gallesi sono accentate sulla penultima sillaba e hanno un’intonazione caratteristica.
Gli studiosi individuano tre periodi del gallese: antico (800-1100), medio (1100-500) e moderno (dal 1500). L’antico gallese sopravvive solo in parole e nomi isolati. Il gallese corrente Ha una varietà settentrionale e una meridionale, e i dialetti identificati come gallesi sono quaranta.

IRLANDESE
L’irlandese, o gaelico irlandese, è la lingua più antica del gruppo goidelico. L’irlandese può essere suddiviso in quattro periodi: antico (800-1000), medio-alto (1200-1500) e moderno (dal 1500). L’irlandese, che in origine era una lingua altamente flessiva, conserva essenzialmente due casi, nominativo e genitivo, mentre il dativo sopravvive nel singolare dei nomi femminili; i tempi verbali sono solo due nel modo indicativo. E’ parlata principalmente nella parte occidentale e sudoccidentale della Repubblica d’Irlanda, dove è una lingua ufficiale, e in parte anche nell’Irlanda del Nord; l’irlandese fu parlato in tutta l’Irlanda fino al XVII secolo. Nel secolo scorso, il numero di parlanti è sceso dal 50 al 20%.

GAELICO SCOZZESE
Verso il V secolo invasori portarono una forma di gaelico in Scozia, dove sostituì una più antica lingua britonica. A partire dal XV secolo, grazie agli apporti dal norvegese e dall’inglese, il ramo scozzese si differenziò notevolmente dall’irlandese, tanto da costituire una lingua separata.
L’alfabeto dell’irlandese e dello scozzese, di 18 lettere, è identico. Il gaelico scozzese usa quattro casi: nominativo, genitivo, dativo e vocativo. Come in irlandese, l’accento è sulla sillaba iniziale.
Due sono i principali dialetti del gaelico scozzese, quello settentrionale e quello meridionale, geograficamente distinti. Il dialetto meridionale è più vicino all’irlandese rispetto a quello del Nord, ed è più flessivo.

MANNESE
La lingua dell’isola di Man è considerata un dialetto del gaelico scozzese con forti influssi norvegesi. Il mannese fu parlato in tutta l’isola fino al XVIII secolo; le leggi sono tuttora scritte in mannese. Il suo declino cominciò nel XIX secolo, fino all’estinzione del XX.

ARTE

Benché il periodo di maggior sviluppo dell’arte celtica sia stato collocato tra il V secolo a.C. e il IX secolo d.C., tali date sono ancora incerte. La longevità di questa tradizione, che abbracciò diverse forme espressive e i cui risultati migliori furono raggiunti nella lavorazione dei metalli e della pietra, nonché nella miniatura di manoscritti, è dovuta in gran parte alla versatilità dei disegni decorativi. Gli artigiani ricorsero a un repertorio di motivi piuttosto limitato (nodi, intrecci, spirali e chiavi), riproducendoli su una grande quantità di oggetti, dalle spade ai supporti per carri, dai manoscritti cristiani alle teche per l’uso ecclesiastico.
La civiltà di La Tène si sviluppò artisticamente. Sono state individuate quattro tendenze principali: lo stile arcaico, lo stile di Waldalgesheim, lo stile plastico e lo stile delle spade. Tuttavia i diversi orientamenti si sovrappongono dal punto di vista cronologico e presentano notevoli differenze da regione a regione.
Lo stile arcaico, nato probabilmente dopo il 480 a.C., è caratterizzato da una predilezione per i motivi decorativi classici e orientali, come i fiori di loto, le palmette e le foglie di acanto.
Lo stile di Waldagesheim, che fiorì dopo il 350 a.C. e prese il nome da un luogo di importanti ritrovamenti archeologici non lontano da Bonn, coincide con l’epoca dell’espansione celtica in Grecia e in Italia. In questo periodo si progredisce nel campo della gioielleria e degli accessori dei carri.
Dopo il 290 a.C. gli artisti accentuarono le caratteristiche tridimensionali nelle loro composizioni, da qui la denominazione di plastico. Incominciarono a predominare disegni ispirati alle piante e soprattutto per la preferenza data a un particolare motivo a viticcio
Diffusosi dopo il 190 a.C., lo stile delle spade è associato alle incisioni che arricchiscono le impugnature e i foderi di alcune spade. In contrasto con le forme elaborate e figurative dello stile plastico, i nuovi motivi erano piatti, lineari e astratti.

ARMI E ARMATURE


Panoplia completa in ferro
dalla necropoli a Fère-Champenoise.
III sec. a.C.


Panoplia di ferro dalla
necropoli a Le Crayon di Ecury.
III sec. a.C.

La maggior parte dei reperti risalenti al periodo di La Tène è costituita da accessori cerimoniali o oggetti sacrificali dedicati a laghi, fiumi e paludi. Le armature cerimoniali erano tra gli oggetti più usati come offerte votive. Tra gli esempi più interessanti figurano due elmi provenienti dall’antica Gallia. Entrambe le testimonianze sono state datate al IV secolo a.C. e presentano un’originale forma a "berretto da fantino". In origine i due elmi


Elmo da parata di ferro, bronzo,
oro e corallo, da Agris. IV drc. a.C.

erano coperti da foglie d’oro, ornati da volute e intarsiati con corallo e vetro colorato.
Nella produzione delle spade, i Celti riuscirono a raggiungere un equilibrio tra funzionalità e ostentazione. I guerrieri combattevano infatti con spade lunghe e pesanti, per le quali erano necessarie else di notevoli dimensioni, su cui dunque si concentrava la decorazione. L’impugnatura poteva essere rivestita con foglie d’oro o intarsiata con materiali preziosi quali l’ambra e l’avorio, e negli esemplari più tardi l’elsa presenta non di rado caratteri antropoidi, con il pomo formato da una testa umana.

 

 

 

 

 

 

SPECCHI


Specchio di bronzo con
decorazione incisa a compasso
da Deborough, tra il I sec. a.C.
e il I sec. d.C.

Nelle tombe delle donne sono stati ritrovati numerosi esempi di gioielli e oggetti di uso domestico. Alcuni degli articoli di migliore fattura sono rappresentati da specchi derivati da modelli etruschi e molto diffusi soprattutto nella Britannia romana. Ci sono pervenuti una trentina di esemplari risalenti all’epoca dell’occupazione romana, la maggior parte dei quali presenta elaborati motivi a intreccio.

 

 

 

 

 

GIOIELLI


Coppia di braccialetti e di orecchini
d'oro dalla tomba principesca
del tumulo La Butte di
Sainte-Colombe, VI sec. a.C.


Torques d'oro, dal deposito
di Fenouillet, III sec. a.C.

La gioielleria celtica è famosa per la sua immensa varietà di forme. Le fogge più semplici, derivate dal mondo classico, erano la spilla e la fibula, il cui modello era un antico gioiello simile a una spilla di sicurezza, prodotto sin dall’epoca della civiltà micenea: a partire dal V secolo a.C. gli artigiani Celti ne trasformarono le stanghette in fantasiose rappresentazioni di dragoni, uccelli e maschere dai tratti umani. L’esempio più celebre di spilla è la Spilla di Tara ( VIII secolo d C ). L’intera superficie del gioiello è coperta da finissime incisioni di spirali, intrecci e motivi zoomorfi, mentre dal bordo dell’anello sporgono minuscoli grifi e code di pesce.
L’ornamento personale più prestigioso era tuttavia rappresentato dal torque, un pesante collare metallico spesso realizzato con fili intrecciati di rame o d’oro tali monili nacquero nelle regioni orientali e in origine erano indossati esclusivamente dalle donne. I torques


Particolare del torques d'oro
della tomba principesca di Reinheim,
seconda metà V sec. a.C.

si prestavano ad essere variamente decorati e gli artigiani spesso riproducevano alle estremità teste umane o animali, che venivano a trovarsi una di fronte all’altra sulla gola di chi indossava il collare. Oltre ad essere riservati ai ceti sociali più alti, i torques acquisirono anche un significato religioso.
Le divinità celtiche venivano sempre raffigurate con questi monili e spesso tali gioielli erano usati come offerte votive.


Bracciale d'oro da Aurillac, III sec. a.C

 

BACILI E SITULAE


Vista d'insieme del calderone composto
di placche di argento lavorate a sbalzo.
Da Gundestrup, I sec. a.C.

Per i Celti i bacili possedevano senza dubbio un importante valore rituale. Simboleggiavano infatti la rigenerazione e i banchetti che secondo le credenze si tenevano nell’aldilà.
Altri recipienti quali bricchi e secchi servivano a scopi più pratici. I primi riflettevano l’importanza del commercio di vino con i paesi del Mediterraneo, gli altri si svilupparono dall’arte della situla, fiorita in alcune zone dell’Europa durante il periodo di Hallstatt.
Le situlae erano secchi bronzei ornati con scene raffiguranti uomini e animali. In particolare gli animali erano uno dei soggetti preferiti dagli artisti celtici. Il repertorio variava dal cane in miniatura al modello bronzeo di cinghiale. La loro funzione andava però ben oltre la semplice decorazione: essi possono essere i simboli dei banchetti dell’aldilà.

FONTI BIBLIOGRAFICHE: