SIGMUND FREUD

 



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In questa sezione ci proponiamo di esplicitare il metodo psicoanalitico freudiano e l'analisi del complesso edipico attraverso la teoria sulla sessualità infantile. Con tali nozioni sarà più agevole la lettura della nostra riduzione multimediale del saggio di Guido Paduano, La lunga storia di Edipo, e più in generale la comprensione dei saggi qui analizzati. Inoltre presentiamo un approfondimento sull'analisi dei sogni tipici e un excursus della storia e delle origini del complesso edipico, tenendo sempre presente nella trattazione l'importanza della tragedia sofoclea "Edipo re".

In questa sezione troverete:

  1. Una definizione del metodo freudiano
  2. L'analisi del complesso di Edipo nella teoria freudiana sulla sessualità infantile
  3. Un'analisi dei sogni tipici legati al complesso di Edipo
  4. La storia del complesso di Edipo dalle società totemiche all'età storica

 


Una definizione del metodo freudiano
"Psicoanalisi" è un neologismo impiegato da Freud a partire dal 1896 per indicare:

La formazione del metodo terapeutico freudiano parte dall'incontro con due differenti impostazioni teoriche sull'origine dei disturbi psichici, quella del medico tedesco Meynert e quella dei francesi Charcot e Bernheim. Il primo riportava le cause dei disturbi psichici a specifiche alterazioni organiche del sistema nervoso, utilizzando il rapporto con il paziente per tracciare un quadro sintomatologico completo delle singole affezioni, senza affrontare l’aspetto terapeutico. Charcot e Bernheim sostenevano accanto all’origine organica del disturbo psichico anche una matrice psicologica, ossia un trauma psichico. Da questa esperienza Freud si convinse della legittimità scientifica di un nuovo tipo di ricerca legate alla psicologia. La scuola di Bernheim inoltre si proponeva di svolgere una critica alle teorie di Charcot e di dimostrare i limiti dell’ipnosi. Attraverso la suggestione post-ipnotica, Bernheim dimostrò i limiti del metodo ipnotico: se si ordinava ad un soggetto ipnotizzato di compiere un’azione qualche minuto dopo il risveglio, questi la eseguiva regolarmente, ma non era in grado di spiegare la ragione del suo agire. Da questa esperienza Freud trasse un importante insegnamento, ossia che i meccanismi psichici non solo strutturano fatti patologici, ma possono determinare comportamenti, rimanendo però ignoti al soggetto che li manifesta. Grazie alla collaborazione con il terapeuta viennese Breuer, Freud conosce e pratica il metodo ipnotico, che permette al paziente di rievocare verbalmente in stato di incoscienza le esperienze rimosse per i loro potenti valori affettivi (contrastati secondo Freud dall’Io che ne impedisce il manifestarsi e li spinge nell’inconscio), ma che tuttavia non permetteva al paziente di controllare coscientemente le proprie rappresentazioni traumatiche, riportando il soggetto alla "autodifesa" della rimozione. Proseguendo nella sua indagine, in particolare analizzando la natura sessuale del trauma nevrotizzante, Freud deve modificare il metodo di indagine e la tecnica terapeutica precedenti: conserva la rievocazione e la verbalizzazione ma abbandona l'ipnosi a favore di una rievocazione in stato cosciente, che permette all’Io di riappropriarsi delle esperienze in modo consapevole. Il trattamento terapeutico freudiano si fonda sull'interpretazione del costituirsi della personalità umana in relazione ai rapporti con la famiglia, la società e il patrimonio culturale. Contributo fondamentale all'indagine di Freud proviene dall’analisi del materiale onirico. Nell’attività onirica la forte carica dei desideri rimossi resta attiva, mentre si abbassano le difese dell’Io: questa condizione permette ai desideri rimossi di manifestarsi nel sogno, anche se attraverso una particolare grammatura dovuta alla censura che l’Io comunque esercita. Freud notò la ricchezza del materiale onirico prodotto da soggetti isterici e si convinse che esso era espressione di desideri e bisogni soprattutto di natura sessuale.


L'analisi del complesso di Edipo nella  teoria freudiana sulla sessualità infantile
L’energia dell’istinto sessuale, la libido, è presente anche nel bambino, che non la scarica come l’adulto attraverso l’atto sessuale genitale poiché la maturità biologica non coincide con quella psicologica. La libido investe nel bambino le funzioni biologiche e i comportamenti, sviluppando una sessualità che attraversa tre fasi di maturazione: orale, anale, fallica. Nella prima fase il comportamento tipico del bambino è la suzione, attraverso cui non solo si nutre, ma soddisfa anche l’eccitazione delle mucose della bocca: la sua sessualità si concentra nella zona erogena della bocca. La fase anale è legata al controllo dell’espulsione di feci ed urine, che provoca la sensibilizzazione di altre due zone erogene, la anale e la uretrale. Nella fase fallica il bambino scopre la differenza fra maschio e femmina e diviene consapevole del piacere procurato dalla manipolazione dei genitali. Proprio in questa fase si ha la scelta dell’oggetto su cui riversare i propri desideri e si manifestano il complesso di Edipo e quello di castrazione. La scelta dell’oggetto ricade sul genitore del sesso opposto e parallelamente si sviluppa la rivalità con il genitore dello stesso sesso: questo comportamento è detto da Freud "complesso di Edipo", in riferimento alla favola greca del re Edipo.


Edvuard Munch, Pubertà, c.1895,
Oslo Galleria Nazionale

Il bambino è legato alla madre anche per motivi egoistici, in quanto da lei trae principalmente il sostentamento, ma osservando il comportamento delle bambine la predilezione sessuale risulta evidente. Questa situazione è complicata dal complesso di castrazione, che si sviluppa nel bambino per la riprovazione che gli adulti mostrano verso le manipolazioni sessuali e i desideri incestuosi. La forte carica emotiva di tali condizioni porta il bambino a rimuovere il complesso edipico nell’inconscio, che si ripresenterà nell’adolescenza: se lo sviluppo sessuale dell’individuo è organico, il soggetto e pronto ad entrare nella fase genitale adulta, in cui il divieto dell’incesto assimilata dall’Io e rafforzato da esperienza ed educazione conduce la scelta dell’oggetto verso un partner diverso dal genitore, pur rimanendo attive le fantasie edipiche nell’inconscio. Nella fase puberale il figlio deve staccare i desideri libidici dalla madre e conciliarsi con il padre: i soggetti nevrotici non riescono a compiere questo passo ed il nucleo della loro malattia è da ricercarsi proprio nel complesso edipico. Se lo sviluppo della sessualità infantile non è completo, nel passaggio alla fase genitale adulta si verificano regressioni o fissazioni su stadi arcaici di soddisfazione del desiderio: si manifestano così le perversioni sessuali. Mentre il perverso soddisfa le proprie pulsioni attraverso forme arcaiche di organizzazione della libido, il nevrotico attua una rimozione totale dei propri desideri sessuali, che però restano nell’inconscio. La richiesta terapeutica è manifestazione di un bisogno di esprimere tali desideri, che il terapeuta non deve soddisfare, ma incanalare in una situazione analitica che porti alla presa di coscienza. L’integrazione delle pulsioni parziali della sessualità infantile nella sessualità adulta è l’esito felice di un processo delicato, esito sempre precario a causa del forte contenuto affettivo delle rappresentazioni "precipitate" nell’inconscio.


Un'analisi dei sogni tipici

πολλοὶ γὰρ ἤδη κἀν ὀνείρασιν βροτῶν
μητρὶ ξυνηυνάσθησαν. ἀλλὰ ταῦθ' ὅτῳ
παρ' οὐδέν ἐστι, ῥᾷστα τὸν βίον φέρει.
"Infatti molti già dei mortali anche nei sogni
si unirono nel letto con la madre; ma colui per il quale queste cose
non valgono nulla, nel modo più facile sopporta la vita".
(Edipo Re, vv. 981-982)

I genitori hanno un ruolo fondamentale nella vita psichica infantile delle persone sane così come in quella dei futuri psiconevrotici: questi ultimi nei sentimenti di amore-odio verso i genitori ci mostrano ciò che accade in modo meno evidente nella psiche di un bambino. Tale aspetto della psicologia infantile era già noto secondo Freud nell’antichità, che ce lo ha tramandato attraverso la leggenda del re Edipo. Sofocle mette in scena una "tragedia del fato" in cui la rivelazione graduale e ritardata ad arte della verità sconvolgente è paragonabile ad un lavoro di psicoanalisi. Con "tragedia del fato" si intende un dramma basato sul contrasto fra il volere degli dei e gli estremi sforzi dell’uomo, contrasto che deve far riflettere quest’ultimo sulla propria impotenza: tale effetto viene raggiunto in modo particolarmente efficace dal dramma del re Edipo proprio perché lo spettatore sente che la condizione del protagonista non è diversa dalla sua. Attraverso l’analisi dei propri sogni, possiamo pensare che sia insito nella natura umana rivolgere il primo impulso sessuale alla madre e il primo desiderio di violenza contro il padre: ciò che distingue noi dal re Edipo è la maledizione che grava su di lui. Guardiamo con orrore chi ha attuato questi desideri primordiali, e tale atteggiamento è conseguenza della forza impiegata per spostare gli impulsi dalla madre e dimenticare la gelosia verso il padre. Il grande re, l’uomo più potente e invidiato, è travolto dai suoi impulsi: allo stesso modo l’uomo adulto vive inconsapevole dei desideri impostigli dalla natura, che una volta rivelati lo sconvolgono. Il sogno tipico di aver rapporti con la madre è complemento del sogno della morte del padre: la leggenda di Edipo è una reazione a questi sogni, di cui accoglie l’orrore e l’autopunizione. Il materiale onirico è stato rielaborato in vista di un intento teologizzante, che ha effetto anche perché il tema trattato è specificatamente umano. La citazione sopra riportata è secondo Freud il segno inequivocabile riportato nella tragedia stessa che "la leggenda di Edipo sia tratta da un primordiale materiale onirico" (Interpretazione dei sogni).


E' inutile ribellarsi!, Alfred Kubin
Vienna, Graphische Sammlung Albertina

Per ciò che riguarda i sogni tipici, diremo che in contrasto con la libertà dell’individuo di forgiarsi il proprio mondo onirico, esistono alcuni sogni che compaiono in modo analogo in tutti gli uomini, e perciò è probabile che abbiano lo stesso significato per tutti gli individui e che derivino da fonti comuni. Di questo gruppo fanno parte i sogni della morte di persone care: Freud sostiene che se qualcuno sogna che il padre, la madre o i fratelli sono morti, costui ha augurato loro la morte, anche se in quel momento non la desidera. Il desiderio infantile di morte dei fratelli è spiegabile con l’egoismo dei bambini, mentre il desiderio di morte nei confronti dei genitori è legato ad una predilezione sessuale: il bambino vede nel genitore del suo stesso sesso un rivale in amore, dalla cui eliminazione può trarre vantaggio. Questi sogni tipici ci mostrano un caso particolare in cui il pensiero onirico sfugge ad ogni censura dell’Io.


La storia del complesso di Edipo dalle società totemiche all'età storica
L'orrore dell'incesto deriva dalla rimozione del complesso edipico. Il desiderio infantile ha come oggetto il genitore di sesso opposto, ma gli adulti vietano i desideri incestuosi concepiti dal bambino, che arriva così a provare angoscia per l'impossibilità di soddisfazione del desiderio; una volta compresa l'inadeguatezza della sua pulsione amorosa, il divieto dell'incesto viene assimilato dall'io e si tramuterà in orrore dell'incesto. L'orrore dell'incesto con l'esogamia è già presente nelle società totemiche. Il "totemismo" è un sistema volto a sostituire le inesistenti istituzioni religiose e sociali presso i popoli australiani; dal momento che questi popoli presentano caratteristiche e modalità di sviluppo del tutto simili a quelle che noi possiamo supporre essere state degli uomini preistorici, possiamo confrontare la nostra società a quella delle società australiane, considerandole alla base del nostro sviluppo sociale fino ad oggi. Le diverse tribù totemiche prendono il loro nome, le loro usanze e le loro norme di comportamento in base al loro totem. Il totem è un animale o, più raramente, una pianta ed è il capostipite del clan, ma anche il suo spirito tutelare e il soccorritore che trasmette oracoli alla sua gente e, mentre è pericoloso per gli altri, riconosce e risparmia i suoi figli. L'obbligo sacro per i membri del clan consiste nel non uccidere o distruggere il loro totem e nell' astenersi dal consumare la sua carne o comunque dal trarre godimento da questa pratica.


Edipo e Antigone. Alberto Savinio
1928 Cortina d'Ampezzo,
Rimoldi Cuortesy Museo d'Arte Moderna

Il totem non è collegato ad un luogo particolare: i membri dello stesso clan possono vivere separati in diverse località e convivere pacificamente con i clan diversi. Come abbiamo detto l'orrore dell'incesto è presente nel totemismo, e dal momento che il legame totemico è più forte del legame di sangue o familiare, vige in questo sistema una legge secondo cui membri dello stesso totem non possono avere rapporti sessuali e non possono quindi contrarre matrimonio. La punizione normale per chi non rispetta questa legge è la morte. Per prevenire l'incesto in queste popolazioni si è soliti evitare certe persone o comunque attuare rituali che svelano il desiderio di allontanarsi dalla persona considerata pericolosa per il rispetto della legge. Il bisogno di evitarsi nasce dal fatto che molto spesso il fatto stesso di trovarsi da soli in presenza di una persona appartenente al sesso opposto comporti un'implicazione a livello sessuale o comunque intimo. Il divieto esplicito di tali rapporti sessuali può essere spiegato dalla consuetudine, come per esempio nelle isole Figi, di organizzare durante le feste orge sacre tra consanguinei. L'incesto può essere visto come tabù e per questo provocherebbe orrore. La parola tabù (in greco ¥goj) significa sia santo, consacrato sia pericoloso, proibito, impuro, perturbante. Le regole dettate dal tabù non sono religiose o morali, non c'è necessità di una loro giustificazione e non c'è proibizione da parte di un dio. La coscienza tabù è la prima forma di coscienza morale ed è caratterizzata dalla percezione della riprovazione che ci suscitano determinati impulsi di desiderio. Il motivo di tale riprovazione è in noi stessi: infatti il divieto delle regole appare ovvio a coloro che sono soggetti al tabù. Il tabù, anche se violato inconsapevolmente, fa sorgere il senso di colpa in quanto la spiegazione della colpa è all'interno della coscienza morale: Edipo è inconsapevole ma una volta scoperto il delitto commesso e l'incesto consumato con la madre si acceca, si punisce con una rinuncia per non aver rispettato la rinuncia prescritta dal tabù. Il senso di colpa si genera dall'atteggiamento ambivalente che l'individuo ha nei confronti del tabù, da un lato c'è il desiderio di trasgredirlo, dall'altro la paura di violarlo, proprio per la consapevolezza della sua sacralità. La coscienza tabù è il più antico codice di leggi non scritte, addirittura anteriore ad ogni religione. Esso ha diversi obiettivi, dalla protezione di cose e persone importanti, come re e sacerdoti, alla salvaguardia dei deboli, alla tutela di tipo igienico, fino alla protezione di proprietà private contro i ladri. La violazione del tabù è lecita solo se vi partecipa tutta la comunità ed ha scopi di tipo sacrale-propiziatorio; se invece è un singolo a violarlo, l'individuo in questione diventerà esso stesso un tabù, un pericolo per la società, in quanto destando invidia per aver dato sfogo ai suoi impulsi potrebbe incitare altri alla violazione delle regole. Per questo motivo il trasgressore deve essere sottoposto ad una pena: in principio la punizione si estingueva nell'interiorità della persona, con il subentrare della religione ad essa si sostituisce la pena mandata dalla divinità o il trasgressore viene punito dalla società, che risente della violazione compiuta. Un esempio di ripercussione è rappresentato dalla peste di Tebe nel mito di Edipo: la colpa commessa è l'uccisione del re Laio, che in quanto comandante della città è tabù, per cui tutta la città soffrirà finché non verrà trovato il colpevole e punito, in modo da espiare la colpa e in questo caso placare l'ira del dio. Inoltre la violazione del tabù si pensava avesse ripercussioni di carattere magico come il cattivo esito dei raccolti e la sterilità del terreno, infatti la colpa prevede la sua espiazione in tutta la società in nome della contagiosità della forza misteriosa che viene trasmessa per contatto dall'uomo tabù. Insieme ad un’organizzazione totemica della società si può notare la presenza dell’esogamia, termine con cui si intende una pratica per cui è vietato contrarre matrimonio con una donna appartenente allo stesso totem. La simultanea presenza di totemismo ed esogamia dà luogo a diverse interpretazioni. Da un lato è portata avanti la teoria per cui le due componenti culturali sono strettamente legate, dall’altro la loro coesistenza è ritenuta del tutto casuale, per il fatto che derivi dall’usanza estranea alle società totemiche di rapire le donne ad un gruppo straniero per sposarle; il matrimonio all’interno dello stesso gruppo era ritenuto sconveniente perché inconsueto. Il fatto che invece l’esogamia sia una conseguenza necessaria dell’ordinamento per totem è una affermazione spiegata dal fatto che il totem è più antico dell’esogamia, che il tabù connesso al totem è l’incesto e che l’esogamia può essere quindi considerata un’istituzione volta a prevenire l’incesto. L’orrore dell’incesto, che è alla base del tabù totemico e dell’esogamia, se prendiamo come valida quest’ultima teoria, può essere giudicato come un’innata avversione al rapporto sessuale tra consanguinei e per analogia tra persone cresciute insieme, per cui verrebbe meno l’istinto biologico del rapporto sessuale in nome della consapevolezza innata che i figli di consanguinei risultano più deboli, o come il risultato di un’influenza culturale, dal momento che se l’orrore dell’incesto fosse un’istinto umano non ci sarebbe bisogno di una legge che vieti tale genere di rapporto, per cui si arriverebbe a dire che l’incesto è al contrario un istinto naturale.


L'urlo. Edvard Munch
1893 Oslo, Munch-Museet

A screditare la prima tesi si aggiungono le esperienze psicoanalitiche che ci mostrano come i primi impulsi sessuali del giovane individuo sono invariabilmente di natura incestuosa e che anche se rimossi possono riemergere nell’età adulta. Darwin tenta una spiegazione storica dell’orrore dell’incesto: suppone per analogia alle consuetudini di vita delle scimmie superiori che l’uomo vivesse in origine in comunità primitive relativamente piccole, per cui la gelosia del maschio più vecchio e più forte impediva che gli altri maschi della comunità si legassero alle "sue femmine". I giovani maschi erano perciò costretti ad andarsene ed a cercare una compagna al di fuori del loro gruppo di origine. L’esogamia risultava pertanto una pratica imposta ai maschi giovani, che a loro volta obbligavano i membri del gruppo da loro creato a rispettarla; con l’andar del tempo sarebbe diventata una regola assimilata a livello di coscienza come legge, e con l’instaurazione del totemismo la regola avrebbe interessato i rapporti tra individui appartenenti allo stesso totem. In questo caso l’esogamia sarebbe esistita prima del totemismo e verrebbe meno la tesi della sua necessaria consequenzialità al tabù del totem. Nella società totemica il totem è il progenitore e viene ad identificarsi con la figura del padre, verso cui si provano i sentimenti di paura e di rispetto. Se il totem dunque è il padre i due comandamenti per cui è vietato uccidere il totem e avere rapporti sessuali con una donna appartenente allo stesso totem coincidono con i due delitti di Edipo e sono la conseguenza diretta della violazione del tabù dell’incesto. Accettando l’uguaglianza totem=padre, il sistema totemico si può supporre essere sorto a causa del complesso edipico, presente già in epoche immemorabili. Tenendo sempre presente l’uguaglianza sopra detta possiamo analizzare le prescrizioni della religione totemica: è permessa ed è prevista come rituale sacro la consumazione collettiva dell’animale totem, durante la quale si riproducono i sentimenti rivolti istintivamente al padre quali la disperazione per l’atto compiuto e la festa successiva. Il pasto totemico può essere messo inoltre in relazione alla teoria darwiniana, per cui risulterebbe che i figli scacciati uccidono il padre geloso e autoritario, lo mangiano, ricevendo così parte della sua forza; il pasto totemico è la commemorazione di questo atto. Dopo il parricidio però i fratelli si sarebbero trovati in lotta tra loro per avere la supremazia sulla madre e le sorelle. Per evitare una guerra fratricida, in cui nessuno sarebbe stato abbastanza potente da poter assumere il posto del padre, venne perciò eretto il divieto dell’incesto, unica condizione per rendere possibile la nascita di una società. L’uccisione del padre genera però nei figli il senso di colpa e la sua idealizzazione proibisce più da morto ciò che proibiva da vivo. Da qui il divieto di uccidere l’animale totem (=padre) e di avere rapporti incestuosi, i due tabù alla base della moralità degli uomini. Soltanto durante la festa commemorativa cadono le restrizioni nate dal primo pasto totemico e gli istinti repressi possono trovare sfogo. La società venutasi così a formare è basata sulla comunità del delitto ed affida la sua sopravvivenza al legame di sangue dei suoi componenti. L’esistenza della religione trova invece la sua giustificazione nel senso di colpa e nel bisogno di espiazione. È proprio nella religione che si assiste ad una evoluzione del pasto totemico: la comunità sacrifica il totem, che ha perso quindi sacralità, al dio-padre. Dio partecipa al pasto e quindi si identifica con la vittima. Se consideriamo che totem=padre e dio=padre, il dio fa qui riacquistare al progenitore le sue sembianze umane, innalzandolo addirittura a divinità, nel tentativo di espiare il peccato di parricidio. Nella comunità tra fratelli il dio viene posto come padre della società, per cui si ricostituisce l’orda primitiva senza rinunciare alle conquiste sociali. Il dio-padre si è elevato talmente sugli uomini, ha assunto un tale livello di sacralità, da avere bisogno di un mediatore: il sacerdote. Questa gerarchia religiosa si riproduce poi anche nella società politica, determinando l’istituzione di una stato patriarcale retto da re-dei. Viene tolta all’uomo la sua responsabilità patricida: il sacrificio è voluto dal dio, l’uomo non deve più sentirsi in colpa. Nella tragedia invece la colpa, la responsabilità di una ribellione ad un’autorità divina o umana è dell’eroe che deve soffrire per tutta la società, qui incarnata dal coro. L’eroe è il progenitore, il primo colpevole, sgrava il coro della sua responsabilità Si può quindi concludere che gli inizi della religione, della moralità e della società convergono nel complesso di Edipo.