Arte e cultura nel regime nazionalsocialista Dal discorso di Adolf Hitler durante il congresso sulla cultura, 1935
Dal discorso di Joseph Göbbels Arte degenerata
Dal discorso di Hitler per l'inaugurazione della "PRIMA GRANDE ESPOSIZIONE DI ARTE TEDESCA" Elenco artisti messi all'indice nell'Entartete Kunst


La mostra dell'arte degenerata
Con l'avvento del nuovo regime nazionalsocialista in Germania, i Nazisti iniziarono un programma di pulizia etnica anche nell'ambito dell'arte,"epurando" i musei tedeschi da tutte le opere moderne: cubiste, espressioniste, dadaiste, astrattiste e primitiviste.


Otto Mueller, Due zingare
in una stanza..., 1927
San Francisco, Fine Arts Museum 

Marc Chagall, Autoritratto con sette dita,
1912-13, Amsterdam, Stedelijk Museum

Vennero confiscate più di seimila opere, tra quadri e sculture, in parte destinate al rogo, in parte vendute all'asta a musei americani e svizzeri e in parte esposte al pubblico ludibrio nella mostra di Arte degenerata. In questa mostra, inaugurata da Hitler nel 1937, le opere erano accompagnate da scritte dispregiative e dal prezzo ovviamente "altissimo", che i musei avevano precedentemente pagato agli "speculatori ebrei". L'esposizione si proponeva di mostrare al pubblico quei generi artistici non ammessi dalla nuova "razza superiore", definiti appunto come "degenerati". L'apertura dell'esposizione avvenne il giorno dopo l'inaugurazione di una Grande Rassegna di arte Germanica, che comprendeva invece opere gradite al regime. Per effetto indesiderato, e per questo destinato a diventare un boomerang, la mostra di arte degenerata ebbe un successo di gran lunga maggiore di quella di arte ufficiale; la sua apertura dovette essere prolungata ed il pubblico (si conteranno alla fine più di un milione duecentomila persone) fu costretto a lunghe attese prima di vederla, attratto soprattutto dallo scandalismo per il quale essa era stata vietata ai più giovani. Il risultato di tale programma fu l'enorme pubblicità all'estetica "degenerata", destinata a diffondersi ovunque a distanza di pochi anni, a regime nazista finito.


Otto Dix,Il fiammiferaio, 1926, Berlino, Nationalgalerie

George Grosz, i Ladri della società, 1920, Stoccarda, Staatsgalerie

Max Beckmann, Carnevale, 1925, Düsseldorf, Kunstmuseum

 

Arte e cultura nel regime nazionalsocialista
I nazionalsocialisti cercarono di riformare l’intera cultura e di assoggettarla alla loro ideologia, con un regime totalitario ed una cultura omologata dall’apparato di potere nazionalsocialista. Il nuovo uomo-modello doveva corrispondere all’ideale razzista e divenne il soggetto caratteristico e dominante dell’arte nazionalsocialista. La visione artistica del Terzo Reich è fedelmente rispecchiata nei quadri di Arno Breker. Culto del corpo, unità razziale e forza militare costituiscono la base dell’ideale dei nazionalsocialisti.
La nuova cultura unitaria,con la riunione di tutti i cittadini nella cerchia della Corte Imperiale Culturale, distrusse la molteplicità culturale in Germania. L’astensione da tale organo significava il divieto a numerosi letterati, ebrei, democratici e artisti di svolgere la propria attività.
Poiché Hitler si sentiva particolarmente competente nel settore dell’arte e dell’architettura, intervenne in modo smodato nelle attività artistiche: impose l’annientamento di ogni influsso stilistico moderno internazionale, che doveva essere schiacciato dalla rappresentazione del patetico eroismo dell’anima e del corpo.

Dal discorso di Adolf Hitler durante il congresso sulla cultura, 1935
"Sono certo che pochi anni di governo politico e sociale nazionalsocialista porteranno ricche innovazioni nel campo della produzione artistica e grandi miglioramenti nel settore rispetto ai risultati degli ultimi anni del regime giudaico.
(…) Per raggiungere tale fine, l’arte deve proclamare imponenza e bellezza e quindi rappresentare purezza e benessere. Se questa è tale, allora nessun’offerta è per essa troppo grande. E se essa tale non è, allora è peccato sprecarvi un solo marco. Perché allora essa non è un elemento di benessere, e quindi del progetto del futuro, ma un segno di degenerazione e decadenza. Ciò che si rivela il "culto del primitivo" non è espressione di un’anima naif, ma di un futuro del tutto corrotto e malato.
(…) Chiunque ad esempio volesse giustificare i disegni o le sculture dei nostri dadaisti, cubisti, futuristi o di quei malati espressionisti, sostenendo lo stile primitivista, non capisce che il compito dell’arte non è quello di richiamare segni di degenerazione, ma quello di trasmettere benessere e bellezza. Se tale sorta di rovina artistica pretende di portare all’espressione del "primitivo" nel sentimento del popolo, allora il nostro popolo è cresciuto oltre la primitività di tali "barbari"
.


John Heartfield
Adolf, l'Onnipotente:
ingoia oro e parla acciaio

Fotomontaggio,1932
(Adolf.Il superuomo,
Ingoia oro e vomita sciocchezze
)


John Heartfield
Adolf Hitler allo specchio
Fotomontaggio, 1933
(La crisi. Specchio delle mie brame,
chi è il più forte del reame?
)

Dal discorso di Joseph Göbbels
Göbbels fu un ben strano personaggio, in un primo tempo ammiratore di pittori moderni, poi tutti violentemente rigettati. Göbbels, dopo aver accennato qualche velleità d'indipendenza artistica, si schiera prontamente, e con opportunismo, dalla parte di Hitler. Preoccupato per la propria posizione in seno all'equipe dirigente, onde evitare critiche che lo avrebbero fatto cadere in disgrazia, egli appoggia il Führer e lo difende accanitamente nei suoi principi per un'arte ariana e antisemita. Così anche per Göbbels l'espressionismo, il primitivismo, il cubismo ed ogni altra forma d'arte moderna e d'avanguardia diventano bersagli di violenti attacchi.

"Dalla presa del potere ho lasciato quattro anni di tempo alla critica d’arte tedesca per orientarsi in base ai principi del nazionalsocialismo. Dato che neanche l’anno 1936 ha segnato un miglioramento in questo senso, proibisco da oggi una continuazione della critica d’arte nella forma adottata finora. Al posto della critica d’arte esistita finora da oggi viene istituito il resoconto d’arte, e il redattore d’arte al posto del critico d’arte. Il resoconto deve essere molto più una descrizione di un’interpretazione, quindi un omaggio. (…) . Esso richiede cultura, tatto, adeguato animo e rispetto per il volere artistico. (…) All’interno delle liste dei lavori della stampa tedesca la carica del redattore d’arte è legata ad un’autorizzazione particolare, la quale a sua volta è dipendente dalla dimostrazione del possesso di una sufficiente conoscenza del campo artistico all’interno del quale il redattore sarà attivo prossimamente."


Arte degenerata
Nel 1937 a Monaco i nazisti organizzano un’esibizione di quella che loro chiamavano Entartete Kunst, cioè arte degenerata. Lo scopo della mostra è quello di far sapere ai tedeschi che certe forme e generi artistici non sono accettati dalla razza superiore, quest'arte è degenerata in quanto ebraica, bolscevica o comunque di razza inferiore. Qualsiasi cosa che non rientri nel modo di pensare di Hitler è considerato "degenerato", perché l’arte deve esaltare lo stile di vita ariano. Gli autori delle opere proibite, dichiarati malati, sono per la maggior parte espressionisti, proprio quegli artisti che oggi tutti riconoscono come personalità di spicco: Ernst Barlach, Max Beckmann, Otto Dix, Wassily Kandinsky, Paul Klee, Käthe Kollowitz, Max Liebermann, Ernst Ludwig Kirchner, Emil Nolde, Edward Munch e molti altri senza escludere "il più degenerato degli artisti", Pablo Picasso.
Inaugurata da Hitler e Göbbels, l'esposizione è accompagnata da un catalogo illustrato, che in un capitolo introduttivo spiega i fini di siffatta manifestazione e presenta l'insieme delle opere raggruppandole sotto vari temi, ad esempio: "Manifestazioni dell'arte razzista giudaica", "Invasione del bolscevismo in arte", "La donna tedesca messa in ridicolo", "Oltraggio agli eroi"," I contadini tedeschi visti dagli ebrei", "La follia eretta a metodo" o "La natura vista da menti malate".

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Manifesto ufficiale della mostra d'Arte degenerata, Monaco, 1937

Copertina del catalogo della mostra d' Arte degenerata

Manifesto ufficiale della mostra della Musica degenerata, 1938


Le tele esposte sono circondate da slogan che puntano a metterle in ridicolo, e accompagnate, a titolo di confronto, dai disegni di malati mentali internati.
La mostra dà inizio ad una serie d'eventi artistici nella Germania di quei tempi, che risultano un metodo molto efficace per condizionare l’opinione generale. I nazisti, con sapiente regia ed efficace suggestione propagandistica, distruggono alcune opere d’arte in pubblico, così da creare quelli che spregiativamente vengono appellati "martiri". Il modo in cui lo fecero funzionò e così tutta l’arte d'avanguardia venne etichettata come incomprensibile.
Con la salita al potere del partito nazionalsocialista nel 1933, in Germania, era già stata proibita l’esposizione di qualsiasi opera delle avanguardie in musei pubblici e gallerie d’arte e gli artisti erano stati messi sotto sorveglianza.
La repressione culturale raggiunse il suo culmine nel 1937, con la mostra di cui ci occupiamo, nella quale furono esposte oltre 650 opere precedentemente confiscate, di 112 artisti che i nazisti consideravano decadenti. La maggior parte delle opere doveva la sua etichetta di degenerata al fatto di provenire da artisti di sinistra, o semplicemente a causa della loro visione antinazista. Altri artisti vennero considerati degenerati per via delle loro origini ebraiche.
L’esposizione delle opere della Entartete Kunst aveva come scopo quello di mostrare al popolo quale forma d’arte veniva da quel momento in poi riconosciuta come "accettata" e quella invece "degenerata", non ammessa alla nuova cultura. Oggi essa ci dà un quadro dell’intollerante mentalità imposta da Hitler durante il regime nazionalsocialista e della ingiusta svalutazione che egli ha fatto di notevoli personalità e di affascinanti e singolari movimenti artistici, che oggi vengono ancora o nuovamente studiati ed ammirati.

Dal discorso di Hitler per l'inaugurazione della "PRIMA GRANDE ESPOSIZIONE DI ARTE TEDESCA"
In questa prima mostra della nuova arte tedesca vennero esposte opere d'arte contemporanea che rispecchiavano il nuovo ideale nazionalsocialista, venerato durante la dittatura di Hitler. Queste opere erano in contrapposizione con quelle della Entartete Kunst; infatti erano destinate a rappresentare la bellezza e il benessere del nuovo regime.
Questo discorso richiama la mentalità imposta da Hitler.

Völkischer Beobachter, 19 luglio1937
"Vorrei quindi, oggi in questa sede, fare la seguente constatazione: fino all'ascesa al potere del Nazionalsocialismo c'era in Germania un' arte cosiddetta "moderna", cioè, come appunto è nell'essenza di questa parola, ogni anno un'arte diversa. Ma la Germania nazionalsocialista vuole di nuovo un' "arte tedesca", ed essa deve essere e sarà, come tutti i valori creativi di un popolo, un'arte eterna. Se invece fosse sprovvista di un tale valore eterno per il nostro popolo, allora già oggi sarebbe priva di un valore superiore.
Quando fu posta la prima pietra di questa casa, ebbe inizio la costruzione di un tempio non alla cosiddetta arte moderna, ma una vera ed eterna arte tedesca, o meglio: si erigeva una sede per l'arte del popolo tedesco non per una qualche arte internazionale del 1937, '40, '50 o '60.
Perché l'arte non trova fondamento nel tempo, ma unicamente nei popoli.
L'artista perciò non deve innalzare un monumento al suo tempo, ma al suo popolo. Perché il tempo è qualcosa di mutevole, gli anni sopravvengono e passano. Ciò che vivesse solo in grazia di una determinata epoca dovrebbe decadere con essa.
Questa caducità dovrebbe toccare non solo ciò che è nato prima di noi, ma anche ciò che oggi nasce davanti ai nostri occhi o che solo nel futuro troverà la sua forma.
(...)


Fritz Erler
Ritratto del Führer
Ubicazione sconosciuta


John Heartfield
Come nel Medioevo...
così nel Terzo Reich
Fotomontaggio del 1934
(Aufs Rad geflochtener Mann
in einer Alten Stiftskirche
in Tübingen
)

Sappiamo dalla storia del nostro popolo che esso si compone di un certo numero di razze più o meno differenziate, che nel corso dei secoli, sotto l'influsso plasmante di un nucleo razziale dominante, hanno prodotto quella mescolanza che oggi noi abbiamo dinanzi agli occhi appunto nel nostro popolo.
Questa forza che un tempo plasmò il popolo, che perciò tuttora agisce, risiede nella stessa umanità ariana che noi riconosciamo non solo quale depositaria della nostra cultura propria, ma anche delle antiche culture che ci hanno preceduto.
Questa formula di composizione del nostro carattere nazionale determina la poliedricità del nostro specifico sviluppo culturale, come anche la naturale parentela che ne deriva con i popoli e le culture dei nuclei razziali simili appartenenti alla famiglia dei popoli europei. Tuttavia noi, che viviamo nel popolo tedesco il risultato finale in questo graduale sviluppo storico, auspichiamo un'arte che anche al suo interno tenga sempre più conto del processo di unificazione di questa compagine razziale e di conseguenza assuma un indirizzo organico ed unitario".